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Le ambiguità elettorali della maggioranza

La mancata sottoscrizione del documento europeo a favore delle comunità Lgbtiq+

Riccardo Illy 21/05/2024

Le ambiguità elettorali della maggioranza Le ambiguità elettorali della maggioranza Il Governo italiano, in buona compagnia di quelli national-populisti dei paesi dell’Europa centrorientale, in occasione della Giornata internazionale contro l'Omofobia, la Transfobia e la Bifobia non ha firmato la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità Lgbtiq+. Nella medesima giornata la Presidente del Consiglio Meloni e quelli di Camera e Senato Fontana e La Russa si sono accodati al Presidente della Repubblica Mattarella nel sostenere la necessità di eliminare ogni discriminazione di tipo sessuale. Più che dalla ipocrisia istituzionale, la plateale contraddizione, motivata dalla Ministro Roccella con una eccessiva similitudine con il decreto Zan, appare ispirata da sano opportunismo elettorale. Sin dal 1994 si è capito che la coerenza non è la qualità più spiccata della maggioranza degli elettori italiani: votarono infatti al Nord per Forza Italia associata alla Lega Nord per l'indipendenza della Padania e al Sud per la stessa Forza Italia legata a Alleanza Nazionale, che dell'unità del paese faceva la sua bandiera.
 
Anche oggi l'obiettivo sembra chiaro: con una mano si nega il supporto a un atto della UE facendo l'occhiolino ai simpatizzanti del generale Vannacci, dall'altro si fanno  pompose dichiarazioni a favore della parità dei diritti sessuali per ingraziarsi l'elettorato moderato più sensibile a questi temi. L'unico leader del centro destra che si è smarcato, rammaricato per la mancata sottoscrizione del documento europeo, è stato il Vicepremier Tajani. Quello dell’ambiguità comportamentale è peraltro un trucchetto già usato a piene mani anche in questa campagna elettorale europea. Tutti sanno che i segretari dei partiti indicati quali capolista alle prossime elezioni europee non metteranno mai piede a Bruxelles, ciononostante molti elettori ne scriveranno il nome sulla scheda elettorale. Certo che a forza di opportunismi elettorali e dissociazioni politico-istituzionali, difficilmente il nostro paese potrà consolidare la sua credibilità fra i principali partner europei e la Presidente del Consiglio dei Ministri costruirsi un’immagine di statista.
 
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