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Il confronto Meloni-Schlein non sta in piedi

Non Ŕ giustificato per le europee, dove non ci sono coalizioni e candidati premier

Paolo Mazzanti 13/05/2024

Il confronto Meloni-Schlein non sta in piedi  Il confronto Meloni-Schlein non sta in piedi Per quanto succulento dal punto di vista dello spettacolo politico, l’annunciato confronto tv pre-elettorale del 23 maggio tra la premier e leader Fdi Meloni e la segretaria del Pd Schlein non sta proprio in piedi da nessun punto di vista. E siamo curiosi di capire che ne pensa l’Agcom, che sovrintende alla par condicio. I precedenti confronti Berlusconi-Occhetto e Berlusconi-Prodi non c’entrano nulla, perché si trattava di duelli tra leader delle due coalizioni e candidati premier in elezioni politiche interne. Ma qui si tratta di elezioni europee, dove si vota col proporzionale, ciascun partito si presenta per conto suo, senza coalizioni e candidati premier, e ogni partito è uguale agli altri ai nastri di partenza.
 
E poi, se proprio si volessero individuare una maggioranza e un’opposizione da mettere a confronto, si dovrebbe far riferimento agli schieramenti europei. E in Italia l’alleato della presidente della Commissione, cioè dell’espressione della maggioranza attuale dell’Europarlamento, è Tajani (che fa parte del Ppe), mentre il suo principale antagonista sarebbe Salvini, che non vuole la Von der Leyen per un secondo mandato, ma in Italia è alleato di Tajani. Insomma, un guazzabuglio. Se fossimo un Paese serio, metteremo a confronto tutti i leader della decina di forze politiche che si presentano alle elezioni, come hanno già chiesto Conte e Calenda. Ma ci vorrebbe un confronto di 3-4 ore, col rischio di un’audience da prefisso telefonico. Se proprio si vuole fare il confronto Meloni-Schlein, cioè delle leader dei due maggiori partiti secondo i sondaggi, poi si dovrebbero fare analoghi confronti tra i terzo e il quarto (Conte-Salvini), tra il quinto e il sesto (Tajani-Bonino o Renzi) e via elencando. Ma purtroppo non siamo un Paese serio.
 
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