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Toti, il reato di corruzione e il finanziamento dei partiti

Il concetto controverso di ôasservimento della funzioneö

Luciano Panzani 13/05/2024

Toti, il reato di corruzione e il finanziamento dei partiti Toti, il reato di corruzione e il finanziamento dei partiti L’arresto del Presidente ligure Toti ha creato un vivo dibattito, in cui si mischiano approvazione e sconcerto, di fronte a dichiarazioni, non soltanto della difesa dell’imputato, ma anche di autorevoli politici come il Ministro Crosetto, che sostengono che ci troviamo di fronte a fatti penalmente irrilevanti, strumentalizzati ai fini della campagna elettorale, e altri, altrettanto autorevoli commentatori, che affermano invece che il reato, rappresentato da favori a fronte di finanziamenti elettorali a Toti (che non è comunque candidato alle europee), c’è eccome. La vicenda è avvelenata dalle accuse di un arresto “ad orologeria”, a fronte di una richiesta del PM frutto di lunghe indagini, presentata a dicembre, accolta dal GIP a elezioni imminenti, quando forse attendere sin dopo il voto avrebbe potuto esser possibile, perché le esigenze cautelari non paiono, a prima vista, così inderogabili. E la pronta diffusione del contenuto di intercettazioni “illuminanti”, che mostrano una preoccupante vicinanza di Toti ai suoi finanziatori in rapporto a fatti specifici, da un lato dimostra che la Procura ha agito su seri indizi di responsabilità, ma dall’altro sollecita il giudizio dell’opinione pubblica su una versione dei fatti che è quella accusatoria. Non si può dimenticare che la responsabilità potrà essere accertata soltanto all’esito del giudizio, che non è imminente (Genova ha già serie difficoltà a gestire il processo per il crollo del ponte Morandi) e che altre volte intercettazioni apparentemente indiscutibili hanno poi trovato spiegazione nelle difese dell’imputato.
 
In un’intervista sul Dubbio l’avv. Luca Fanfani, esperto di reati contro la Pa, osserva che i procedimenti promossi non soltanto contro Toti, ma anche in passato contro altri politici locali, dimostrano le conseguenze nefaste dell’abolizione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti e dell’introduzione nel nostro ordinamento della figura di reato di corruzione per generico asservimento della funzione. Dice: “O si torna al finanziamento pubblico o si prevede una norma penale ad hoc per il pubblico ufficiale che ricopre un incarico elettivo, poiché a lui spetta reperire non solo il consenso dai privati ma anche risorse economiche, con i rapporti che ne conseguono”. Il dato di fatto è che l’abolizione del finanziamento pubblico ha reso necessario il reperimento da parte dei politici non solo di consenso presso i privati, ma anche di denaro, con tutte le conseguenze che ne derivano. I finanziatori animati dalla semplice condivisione di un disegno politico nella nostra società sono pochi o non bastano. Non conosciamo ovviamente gli atti, neppure i capi di imputazione in dettaglio, contro Toti. I brani noti delle intercettazioni dimostrano familiarità con imprenditori privati che sarebbe meglio che un presidente di Regione non avesse e si riferiscono a fatti specifici. Non sappiamo se la Procura è in grado di collegare queste conversazioni a specifici finanziamenti, come in qualche caso parrebbe possibile, o se la contestazione è appunto quella di asservimento della funzione pubblica, dimostrata dalle conversazioni intercettate, a fronte di finanziamenti non direttamente collegati ai fatti oggetto di quelle conversazioni.  Il quadro normativo di riferimento è tuttavia imperfetto, figlio di una stagione giustizialista, quella di Mani pulite, che ha dimostrato tutta l’insufficienza di un sistema fondato esclusivamente sulla repressione penale. Dice ancora Fanfani: la “corruzione per asservimento della funzione… ha recepito uno dei capisaldi maggiormente criticati delle proposte avanzate dal Pool milanese nel 1994, incentrata sulla violazione di un generico «dovere di fedeltà», che in un diritto penale del fatto non dovrebbe assumere rilevanza di per sé solo”. Ci sono autorevoli studiosi che non condividono queste critiche, mentre non può essere ignorata l’esigenza di mettere i pubblici funzionari, specie quando si tratta di cariche elettive, al riparo dall’influenza della criminalità organizzata. Vi è però anche un fondo di verità e vorremmo che tutti coloro che si spendono sul tema in questi giorni ne fossero consapevoli.
 
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