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La reputazione di Mario Monti

Il libro del senatore a vita ed ex premier ôtecnicoö

Paolo Mazzanti 07/05/2024

La reputazione di Mario Monti La reputazione di Mario Monti A 12 anni dalla sua uscita dalla politica militante, ora che il fuoco della polemica si è quasi spento nella cenere della storia, il senatore a vita, ex premier e fondatore di Scelta civica Mario Monti, ha scritto un libro di riflessioni e memorie politiche intitolato “Demagonia” per metterci in guardia dalla demagogia e dal populismo, che possono portare, se non alla fine, all’agonia della Repubblica. In attesa di leggere il libro, l’intervista anticipatrice di sabato scorso di Monti al Corriere consente di affrontare due punti tuttora controversi.
 
Si dice che Monti abbia sbagliato a scendere nell’agone politico con Scelta civica (che prese un dignitoso 9% alle elezioni del 2013) perché in caso contrario avrebbe potuto essere eletto Capo dello Stato. Ma lui confuta questa tesi, e noi concordiamo: senza Scelta civica, che rubò un po’ di voti e seggi a Forza Italia e Lega, probabilmente il centrodestra avrebbe conquistato la maggioranza e a quel punto al Quirinale sarebbe asceso Berlusconi (o la sua controfigura Gianni Letta), non certo Monti. Secondo: si dice che i governi tecnici lacrime e sangue abbiano gonfiato le vele del populismo prima grillino e poi di destra. Ma Monti ricorda che alle elezioni del 2013, dopo il suo governo, i grillini non sfondarono, cosa che avvenne nel 2018 dopo i governi Letta, Renzi e Gentiloni e dopo la sconfitta della riforma costituzionale renziana. E’ vero invece che il populismo di destra della Meloni ha trionfato dopo il governo Draghi. Non sappiamo se col suo libro il senatore Monti, tuttora bistrattato dalle destre e da una parte degli italiani immemori e spensierati, riuscirà a recuperare la reputazione che merita e a metterci in guardia contro la demagogia che compra il consenso con la politica effimera dei bonus e scassa i conti pubblici. Noi restiamo convinti che abbia salvato due volte l’Italia: prima dallo spread a 575 (novembre 2011) e poi da Berlusconi Capo dello Stato.
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