Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Il Primo Maggio e la sfida della Partecipazione

Sarebbe necessaria una “via italiana” alla collaborazione imprese-lavoratori

Francesco Delzio 30/04/2024

Il Primo Maggio e la sfida della Partecipazione Il Primo Maggio e la sfida della Partecipazione Il Primo Maggio non è solo la Festa del Lavoro, ma anche dei suoi pericolosi mismatch. Il più conosciuto riguarda le competenze, ovvero la difficoltà strutturale nell’incrociare domanda e offerta di lavoro: secondo le ultime stime del Ministero del Lavoro, siamo vicini a quota 1,5 milioni di vacancies. Un record che probabilmente sarà battuto regolarmente nei prossimi anni, a causa dell’avanzare dell’AI e della crescente necessità di competenze digitali di cui il mercato del lavoro è carente. Tuttavia altri mismatch, meno noti ma altrettanto profondi, dominano oggi il mondo del lavoro in Italia. Il più inquietante, e al tempo stesso quello di cui meno ci si (pre)occupa, è relativo alla soddisfazione e al coinvolgimento nel proprio lavoro dei lavoratori italiani: sono i più infelici al mondo secondo State of the Global Workplace, il report globale di Gallup che ogni anno fotografa lo “stato di salute” globale del lavoro. Peraltro non servono indagini e sondaggi per capirlo: basta una ricognizione tra amici, parenti e conoscenti per ottenere risultati simili. Eppure, il tema è assente nel dibattito pubblico e nelle agende della classe dirigente del Paese.
 
L’esistenza di un fossato così profondo tra lavoratori e lavoro è una mina pericolosissima posta alla base della “cittadinanza economico-sociale” degli italiani. Per colmare questo fossato non c’è alternativa: dobbiamo percorrerenuove strade. Tra di esse la più potente è la costruzione in Italia di un modello di partecipazione dei lavoratori alle imprese, partendo dalla meritoria iniziativa di legge popolare della CISL di Luigi Sbarra che potrebbe esser presto sposata dalla maggioranza, in alternativa alla "bandiera" del salario minimo issata dalle opposizioni. Sul piano culturale la partecipazione consente di superare finalmente la feroce contrapposizione capitale-lavoro. La dottrina classifica tre livelli di partecipazione: consultiva, economica, gestionale-strategica. Se la prima non basta più a soddisfare le aspettative dei lavoratori, la partecipazione economica potrebbe avere invece grande impatto, estendendo ai dipendenti di ogni livello i sistemi di retribuzione aggiuntiva legati ai risultati dell’azienda (come l’azionariato diffuso e il management by objectives, che meritano di essere incoraggiati dal fisco). La realizzazione di una vera partecipazione economica affermerebbe un principio sacrosanto: il successo delle imprese che funzionano dipende in modo rilevante dalla qualità e dall’impegno dei lavoratori. Invece il terzo livello di partecipazione, ovvero il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle imprese, risulta fortemente divisivo in un sistema di micro, piccole e medie imprese.
 
 
Opportunamente la proposta della CISL evita un approccio “impositivo”, prevedendo un mix di incentivi e affidando un ruolo decisivo alla contrattazione. Nonostante ciò, il rischio di suscitare la radicale opposizione del convitato di pietra – gli imprenditori - è molto alto. E’impossibile, dunque, realizzare un'economia della partecipazione “condivisa” tra sindacati e imprese? Credo sia possibile solo ad una condizione: abbandonare il modello tedesco, costruito sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale e profondamente inadatto al nostro sistema imprenditoriale. Invocare la presenza dei lavoratori nei Consigli d’Amministrazione, in particolare nelle imprese familiari, rischia solo di trasformare il confronto sulla partecipazione in un “rodeo ideologico”. E’ necessario piuttosto costruire altri luoghi di confronto tra imprenditori e lavoratori, sulla base di esempi virtuosi già esistenti in alcune grandi imprese, come comitati strategici e commissioni paritarie.  In questo modo si costruirebbe una "via italiana alla partecipazione", un vestito sartoriale pensato sulle esigenze dei nostri lavoratori e delle nostre imprese. Capace di restituire al lavoro quella centralità assoluta, che la Costituzione ha sancito ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di realizzare davvero.
Altre sull'argomento
Transizione 5.0 è quasi fuori tempo massimo
Transizione 5.0 è quasi fuori tempo massimo
Niente automatismi per il credito d'imposta ma una procedura lunga e ...
L'impiego del risparmio all'assemblea Consob
L'impiego del risparmio all'assemblea Consob
La Borsa non è piu' l'unico strumento utilizzabile
Paradossi all'italiana
Paradossi all'italiana
Precariato, lavoro che manca e immigrazione governata dalla paura
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.