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Avvocati in Costituzione?

C'è il rischio di “congelare” la professione nella visione tradizionale

Luciano Panzani 17/04/2024

Avvocati in Costituzione? Avvocati in Costituzione? Il ministro della Giustizia Nordio ha auspicato che in una futura riforma costituzionale venga riservata adeguata considerazione al ruolo dell’Avvocato.  Il tema non è nuovo. Già due volte, nel 2009, è stato proposto l’inserimento in Costituzione del ruolo dell’Avvocato, una volta con la proposta Pecorella e una volta con la proposta di Marcello Pera. Entrambe prevedevano di aggiungere un comma all’art. 101 della Costituzione del seguente tenore: “L’avvocatura è un’attività privata, libera ed indipendente. La difesa è funzione essenziale in ogni procedimento giudiziario”. Chi scrive è pienamente convinto, dopo aver fatto il giudice per 45 anni, che l’Avvocato svolga una funzione indispensabile nel processo e che il buon Avvocato fa il buon giudice, mentre non è vero il contrario.  Già oggi l’art. 24 Cost. afferma che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, aggiungendo che la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. La Corte Costituzionale sin dalla sentenza 125/79 e in seguito in molteplici occasioni ha osservato che “Per il nostro ordinamento positivo, il diritto di difesa nei procedimenti giurisdizionali si esercita, di regola, mediante l’attività o con l’assistenza del difensore, dotato di specifica qualificazione professionale, essendo limitata a controversie ritenute di minore importanza ovvero a procedimenti penali per reati cosiddetti bagatellari la possibilità che la difesa venga esercitata esclusivamente dalla parte”. Va poi aggiunto che l’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo al terzo comma specifica, almeno con riferimento all’ambito penale, il contenuto del diritto alla tutela giurisdizionale, prevedendo, tra l’altro, che la persona accusata abbia diritto di “disporre del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa” e di “difendersi personalmente o avere l’assistenza di un difensore di sua scelta e, se non ha i mezzi per retribuire un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio, quando lo esigono gli interessi della giustizia”. La UE, all’art. 47 della Carta di Nizza stabilisce che “ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare” nell’esercizio del diritto di difesa”. Va poi ricordato che durante i lavori preparatori della Costituzione la proposta di menzionare espressamente la difesa per il tramite dell’avvocato fu fatta dall’on. Mastroianni, ma fu scartata.
 
Da tutto ciò si può trarre la conclusione che menzionare l’Avvocato in Costituzione non tolga e non aggiunga nulla al diritto di difesa, così com’è ampiamente riconosciuto, di regola con la difesa tecnica. Quali possono allora essere le ragioni della suggerita modifica costituzionale? Al di là di argomenti di carattere declamatorio, utili in periodo elettorale, vi è forse quell’indicazione della proposta Pera che fotografava l’Avvocatura come attività privata, libera e indipendente. Se l’Avvocatura fosse definita in tal modo, non vi sarebbe più spazio per la previsione di un corpo di Avvocati dello Stato, pubblici funzionari, ed anche di Avvocati degli enti pubblici, iscritti in apposita sezione dell’albo. Sarebbe forse ostacolata anche la diffusione di società di avvocati, oggi soltanto parzialmente consentite, e la concentrazione degli Avvocati in grandi studi, come avviene normalmente fuori d’Italia. Si potrebbe “congelare” l’Avvocatura nella visione tradizionale ed ottocentesca della professione liberale, che oggi è in crisi manifesta, con un numero enorme di iscritti all’albo, scarsi guadagni e crollo delle vocazioni tra i giovani, crollo che sta seriamente ipotecando la possibilità che in futuro la Cassa Forense sia in grado di pagare la pensione ai suoi iscritti. Ancora una volta, a fronte di proposte scarsamente meditate, risalta la saggezza e la lungimiranza dei nostri Padri costituenti.
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