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Quella voglia di carcere per i giornalisti

Sventato (per ora) il blitz di Fratelli d'Italia

Giancarlo Santalmassi 16/04/2024

Quella voglia di carcere per i giornalisti Quella voglia di carcere per i giornalisti Sia ben chiaro: la libertà di stampa è come l’aria che respiri: solo quando manca te ne accorgi. È un fatto dì civiltà ormai consolidato il fatto di essere informati. Che Giorgia Meloni e questa maggioranza siano allergici ai giornalisti perché fanno domande, è apparso chiaro dal primo momento. Il (la) presidente del Consiglio si è presentata dal primo momento, sguardo dritto in telecamera a fare dichiarazioni a scavalcare ogni dirimpettaio, che poi a mo’ dì sfottò venivano sempre ripetute (quelle di Vox): “Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana”. Finte conferenze stampa, dove i giornalisti erano inesistenti ma chi la vedeva in tv neppure se ne accorgeva, perché la telecamera che l’inquadrava avrebbe dovuto girarsi all’indietro.Fratelli d’Italia poi ha gettato ogni maschera svelando il vero intento: carcere per i giornalisti. Eppure qualcuno (nome Gianni cognome Berrino) di Fratelli d’Italia, deve aver dimenticato la sentenza della Corte Costituzionale che nel 2021 ricordava al Parlamento di escludere il carcere per i giornalisti, una pietra miliare nel rapporto tra libertà di stampa e diritto. A tacere anche l’art. 10 della convenzione europea dei diritti dell’uomo.
 
Eppure il sen. Alberto Balboni è il primo firmatario della nuova legge sulla diffamazione con parecchi commi che prevedono proprio sanzioni carcerarie per i giornalisti. “Nessuna nuova pena - si difende Berrino - Semmai il provvedimento elimina la pena detentiva per alcune ipotesi di diffamazione”. Ma i testi parlavano chiaro: la carcerazione era prevista eccome, per le reiterate e coordinate notizie false, di cui il giornalista risponderà in sede civile. Le perplessità sul provvedimento erano molte e trasversali, dalla Lega a Forza Italia. Un leghista, come Manfredi Potenti per esempio, ha detto: “Dobbiamo tener conto delle direttive europee che ci hanno chiesto di rivedere le normative. Perché l’Italia in materia ha una legislazione molto arretrata rispetto al resto d’Europa”. La Federazione Nazionale della Stampa per bocca della Segretaria Alessandra Costante ritiene la proposta di Berrino una misura incivile. Per Carlo Bortoli presidente dell’ordine dei giornalisti, si tratterebbe di un grave passo indietro, “frutto di pulsioni autoritarie inaccettabili”. Per fortuna alla fine il blitz è fallito: il partito di Giorgia Meloni si è ritrovato isolato e ci ha ripensato. Abbiamo evitato la ‘mordacchia’. Ma fino a quando?
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