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Perché l'Eni vuol vendere l'Agi?

I pretendenti sono gli Angelucci, reucci della sanità privata

L'Irriverente 09/04/2024

Perché l'Eni vuol vendere l'Agi? Perché l'Eni vuol vendere l'Agi? Domandina per l’ad di Eni Descalzi: perche’ dovrebbe vendere l’Agenzia Italia (Agi), una delle prime agenzie di stampa italiane, acquistata da Enrico Mattei 60 anni fa? Non riesce più a mantenerla, nonostante i profitti miliardari di Eni? Glielo ha chiesto qualcuno (o qualcuna)? E in caso di vendita, una società pubblica come Eni non dovrebbe fare un’asta aperta a tutti i potenziali acquirenti, nazionali e internazionali, come ha suggerito Bersani? In teoria, la cessione potrebbe non essere un male: secondo la visione liberale, non e’ bene che le fonti d’informazione appartengano a grandi gruppi economici, che dovrebbero essere sottoposti al controllo della  libera stampa. Quindi, se l’Agi fosse ceduta a un gruppo editoriale “puro”, o meno “impuro”, o magari a una cooperativa di giornalisti, la libertà di stampa nel nostro Paese farebbe un passetto avanti.
 
Ma qui rischiamo di cadere dalla padella nella brace, se come si vocifera il pretendente dell’Agi fosse il gruppo Tosinvest degli Angelucci, che già possiede i tre giornali di destra Giornale, Libero e Tempo, ma soprattutto e’ uno dei primi gruppi privati nella sanita’, con 24 cliniche i cui bilanci dipendono in larga parte dalle decisioni dello Stato e delle Regioni. Per di più, il fondatore del gruppo, Antonio Angelucci, è deputato della Lega. I giornalisti di Agi sono in agitazione perché temono che fuori dalle grandi braccia dell’Eni i loro stipendi siano più a rischio. Noi cittadini dovremmo temere che, se questa cessione dovesse andare in porto, la libertà di stampa farebbe un passettino indietro.
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