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Per eleggere il premier ci vorrebbe la maggioranza assoluta

Approvata in Commissione al Senato l'elezione diretta del presidente del Consiglio

Riccardo Illy 03/04/2024

Per eleggere il premier ci vorrebbe la maggioranza assoluta  Per eleggere il premier ci vorrebbe la maggioranza assoluta La Commissione Affari costituzionale del Senato ha approvato la modifica dell’art. 92 della Costituzione, avviando il lungo iter deliberativo che dovrebbe portare all’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Ulteriori modifiche ad altri articoli della Carta dovranno essere approvate prima che il provvedimento venga inoltrato all’aula del Senato per la prima delle 4 approvazioni parlamentari. Solo una delle critiche al precedente testo novellato dell’art. 92 è stata superata, con l’emendamento che prevede un limite di 2 mandati consecutivi del Premier. A conferma che il limite dei mandati (si suppone anche per Sindaci e Presidenti di Regioni) fa parte dell’orientamento del principale partito di maggioranza. L’altra critica è costituita dalla mancanza di un quorum al primo turno necessario per l’elezione del Primo Ministro. Diversi hanno indicato, per analogia di alcune leggi elettorali regionali, il 40%; per quella che di fatto diventerà la prima carica dello Stato - scavalcando con un sol balzo Presidente della Camera, del Senato e della Repubblica – a chi scrive sembrerebbe però necessaria la maggioranza assoluta. Anche perché l’elezione del Premier farebbe scattare automaticamente la maggioranza di Deputati e Senatori.
 
In effetti basterebbe aggiungere la parola “assoluta” dopo “maggioranza”, richiedendo implicitamente il ballottaggio nel caso non fosse raggiunta al primo turno, per superare anche questo vulnus. Che anche l’ex Presidente del Senato Marcello Pera ha sottolineato con forza. Ma, almeno in Commissione, i rappresentanti della maggioranza non hanno ritenuto di dare ascolto a questa veemente critica che arriva dal proprio interno. L’attuale testo, inoltre, non indica come la maggioranza debba essere garantita al Senato che, come si ricorderà, prevede l’elezione su base regionale. Assegnare un premio su base nazionale per garantire una maggioranza di Senatori eletti su base regionale è un bel rebus, che viene rinviato alla legge elettorale. Del premierato rimangono altre due pesanti critiche, di cui almeno una potrebbe essere superata in Commissione con ulteriori emendamenti: la prima riguarda l’obbligo di tornare alle urne, che scatta in caso di sfiducia o di dimissioni volontarie del Premier. Meglio sarebbe indicare il concetto di cessazione della carica, che può avvenire per svariati motivi; non escluso il decesso o le dimissioni forzate dalla mancata fiducia (cosa diversa dalla revoca della fiducia). La seconda critica, già sottolineata su queste pagine il 4 e il 12 dicembre scorsi, riguarda la riduzione dei poteri del Presidente della Repubblica e la implicita modifica della gerarchia delle cariche dello Stato; critica per superare la quale sarebbe necessario riscrivere molti più articoli della Costituzione.
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