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I magistrati e il test Minnesota

Come funzionerebbero le analisi psicoattitudinali sui giudici

Luciano Panzani 02/04/2024

Carlo Nordio Carlo Nordio Secondo le notizie diffuse dalla stampa, il test psicoattitudinale che gli aspiranti magistrati dovrebbero affrontare partecipando al concorso di magistratura sarebbe il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (Mmpi), già utilizzato dalle Forze Armate e dalla Polizia, considerato "uno dei più diffusi test psicologici per valutare le principali caratteristiche della personalità, utilizzato sia in ambito psicologico che psichiatrico" (Wikipedia). Il test, nato in un contesto clinico, viene oggi impiegato nella psicologia del lavoro per la selezione del personale e la valutazione di candidati nei concorsi. Si tratta di un test ampiamente testato e certamente valido, come dimostra il suo ampio utilizzo. Si tratta di 567 domande cui rispondere vero o falso nell'arco tra 60 e 90 minuti. Si sconsiglia di rispondere in un tempo più breve. 567 domande in 90 minuti richiede comunque una notevole velocità, soprattutto per chi si sta già sottoponendo agli orali di un concorso difficile quale quello di magistratura.
 
Il test è coperto da copyright dell'Università del Minnesota. Il detentore italiano della licenza di distribuzione, rifacendosi ad un codice internazionale, prevede che la somministrazione del test avvenga ad opera di psicologi in possesso di laurea specialistica/magistrale e di medici con specializzazione in neuropsichiatria infantile, in psichiatria, in psicologia clinica, in psicoterapia. Nella sua versione originaria il test consentiva di elaborare otto scale di punteggi per individuare la presenza di ipocondria, depressione, isteria, deviazione psicopatica, paranoia, psicastenia, schizofrenia, ipomania, una scala per individuare mascolinità/femminilità, originariamente utilizzata per identificare i maschi omosessuali ed oggi per individuare nell'individuo interessi del sesso opposto, ed una scala denominata introversione sociale.
 
Vi sono poi quattro scale di punteggi che consentono di verificare se il soggetto ha risposto con atteggiamenti devianti rispetto alla media e quindi simulando o cercando di mettersi in una luce più favorevole. Il test è stato aggiornato nel 1989 e nel 2012 con aggiunta di alcuni item indagando anche aree quali l'assunzione di droga, il rischio suicidario, aspetti legati al matrimonio e al lavoro. Il test dovrebbe essere somministrato e valutato da uno psicologo o psichiatra e non dovrebbe rappresentare l'unico elemento di valutazione, ma inserirsi in un'analisi più complessa del candidato. Di conseguenza l'affermazione che è stata fatta che la valutazione sarebbe stata della Commissione di concorso dovrà essere chiarita nei contenuti. Il test può indicare in termini di gravità una certa patologia, che in misura minore è presente in moltissime persone e non rappresenta un problema. Non è stato mai concepito per valutare "l'equilibrio" di una persona ai fini della sua capacità a svolgere le funzioni di giudice o di pubblico ministero.
 
Salvo il caso che il test individui seri elementi per ritenere che sia in atto una patologia in forma grave, il suo utilizzo per valutare l'equilibrio del magistrato sarebbe discutibile e soprattutto inutile. Vi sono poi casi di possibili patologie che sono ancora allo stadio embrionale, che possono evolversi in senso negativo o positivo anche in relazione alla capacità dell'individuo di reagire a situazioni difficili. Sarebbe del tutto ingiustificato impedire l'accesso alla magistratura a fronte di una situazione che potrebbe rimanere semplicemente un profilo di rischio.
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