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Il Ponte delle discordie

Spopola sui social il battibecco alla Camera tra il ministro Salvini e il verde Bonelli

Paolo Mazzanti 02/04/2024

Matteo Salvini con il plastico del ponte Matteo Salvini con il plastico del ponte Sta spopolando sui social il video del battibecco alla Camera tra il ministro Salvini e il verde Bonelli sul Ponte sullo Stretto durante il "question time" del 13 marzo scorso. In replica, dopo un'interrogazione sugli aspetti contrattuali, Bonelli ha affondato il colpo mostrando in aula la relazione del Comitato tecnico-scientifico secondo cui mancano ancora le verifiche sugli effetti del vento e soprattutto sugli aspetti sismici, concludendo che Salvini, imponendo una procedura a tappe forzate, si comporta da "spregiudicato". Colto in contropiede dalle accuse, Salvini ha cercato di controreplicare a Bonelli durante la successiva risposta a un'altra interrogazione, cosa vietata dal regolamento, e si è preso i rimbrotti del presidente della Camera Fontana, suo fedelissimo. Al di là del siparietto parlamentare, c'è da dire che sul Ponte si stanno affrontando due opposte propagande.
 
Salvini lo utilizza per cercare di recuperare voti al Sud e vuole aprire i cantieri entro l'estate, rischiando di trascurare controlli e verifiche preventive. Ma gli oppositori utilizzano spesso argomenti non pertinenti: non ha senso affermare che i 13-14 miliardi del Ponte dovrebbero essere utilizzati per sanità e scuola, perché i soldi del Ponte sono investimenti e quelli per sanità e scuola sono spese correnti. Non ha senso dire che prima andrebbero sistemati i trasporti al Sud e poi realizzato il Ponte, perché proprio il Ponte può dare la spinta decisiva al miglioramento dei trasporti in Sicilia e Calabria. Meglio affidarsi a fonti terze: Unioncamere Sicilia ha per esempio calcolato un effetto positivo sul Pil da 23 miliardi. E noi continuiamo a pensare che di fronte a un business plan ben fatto con costi e ricavi da pedaggi ben calcolati, si potrebbero trovare nel mondo capitali privati disposti a finanziare e gestire il Ponte, senza gravare sulle finanze pubbliche. Se poi dovesse arrivare un terremoto devastante come quello del 1908 con 500 mila morti, il destino del Ponte sarebbe l'ultima preoccupazione.
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