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La guerra (psicologica) tra politici e giudici

I magistrati protestano per i test psicoattitudinali e chiedono di farli anche ai ministri

Giancarlo Santalmassi 28/03/2024

La guerra (psicologica) tra politici e giudici La guerra (psicologica) tra politici e giudici Sono 32 anni che è scoppiata la guerra tra due poteri sovrani dello Stato: quello politico e quello giudiziario. Nel 1992 Mario Chiesa del Pio Albergo Trivulzio gettò nel gabinetto poche decine di milioni per impedire che una soffiata scoprisse la corruzione del sistema, del paese. Bettino Craxi gli affibbiò subito l’epiteto di “Mariuolo”. Poi Craxi fu facilmente definito colpevole. Sì, ma colpevole di aver introdotto la responsabilità civile dei magistrati: perché un giudice che sbaglia, si era chiesto, deve restare impunito? Che sia ben chiaro: di tasca loro non avrebbero mai pagato nulla: avrebbe sempre pagato pantalone, cioè lo Stato, noi tutti. Alcune immagini sono stampate indelebilmente nella nostra memoria: come la massa di monetine che piovvero addosso al segretario socialista alla sua uscita dall’hotel Raphael, dietro piazza Navona (più tardi la cronaca appurò che era pieno di comunisti, che non avevano digerito l’autonomia del partito socialista per cui Craxi si era sempre battuto, contro il fronte popolare: PCI insieme al PSI). Nervosismo che dura da allora. Tra potere esecutivo (governo) e giudiziario (legislativo) la lotta da allora continua. Dai tempi di Berlusconi che si difese sempre “dal” processo e non “nel” processo. E questa è l’eredità ancora di “mani pulite”, (qualcuno si è dimenticato di Antonio di Pietro?) con battaglie furibonde (inaugurazioni di anni giudiziari disertate, le mani che agitavano in aria la  Costituzione al grido del “resistere, resistere, resistere” lanciato dal capo del pool mani pulite di Milano Francesco Saverio Borrelli, cui si rispondeva con l’accusa di “toghe rosse”, o “giustizia ad orologeria”.
 
Allora di che meravigliarsi se si chiedono test psicoattitudinali per i magistrati? Ci si può meravigliare che il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, un probo catanese come Giuseppe Santalucia, sostenga che i magistrati vengono selezionati con rigidi criteri, e nei casi dovuti sospesi o radiati? O che il capo di una delle Procure più importante d’Italia Nicola Gratteri, sotto scorta permanente, da Napoli dica apertamente che i test andrebbero fatti anche per chi ha responsabilità governative e amministrative apicali? Ma facciamo loro anche i test antidroga o alcolici. Perché non solo si potrebbero fare ragionamenti alterati, ma anche essere ricattati.
 
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