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I difetti del terzo mandato

Sarebbe meglio consentire a sindaci e governatori di candidarsi alle elezioni nazionali con le preferenze

Riccardo Illy 28/02/2024

I difetti del terzo mandato I difetti del terzo mandato La Lega, che rispetto alle elezioni europee precedenti perde nei sondaggi quasi tre quarti dei voti (dal 30 all’8%), sta conducendo la sua battaglia solitaria per consentire, grazie al terzo mandato consecutivo, di salvare due suoi Presidenti di Regione. Per ora Salvini ha collezionato una serie di no sia dagli alleati, sia dalla maggioranza e dagli oppositori. Anche la prima votazione in Commissione Affari Costituzionali al Senato è andata male: 4 voti a favore e 16 contrari. Ciononostante Salvini ha dichiarato che continuerà a combattere. Contro l’ipotesi di un terzo mandato per i Presidenti di Regione e Sindaci di Comuni sopra i 15 mila abitanti giocano diversi fattori. Viene anzitutto da chiedersi perché solo un terzo mandato? Poi verrà chiesto il quarto, il quinto e tanto varrebbe eliminare il limite. Che ha invece un senso sia per tutelare la Democrazia sia i Presidenti e Sindaci; che altrimenti verrebbero chiamati a furor di popolo (il loro, naturalmente) a ricandidare a ogni scadenza, senza riuscire a liberarsi dalla carica che diverrebbe una camicia di forza. Ma gli aspetti che riguardano la Democrazia sono molto più importanti; la visibilità alla quale viene esposto un Presidente di Regione o un Sindaco di un grande Comune (lo scrivo per esperienza vissuta) è molto considerevole e tende a plasmare nel tempo le propensioni di voto dei cittadini.
 
A ciò si aggiunge un altro aspetto meno dibattuto: Regioni e Comuni acquistano abitualmente spazi pubblicitari sui mezzi di comunicazione per informare i cittadini dei programmi e delle realizzazioni delle amministrazioni. Spesso a puro titolo promozionale. Alle società che gestiscono i mezzi d’informazione, per lo più in crisi per la perdita di consenso che i mezzi tradizionali (soprattutto stampa, TV) stanno subendo, le entrate pubblicitarie degli Enti Locali fanno molto comodo. E ricambiano quindi con un approccio bonario nell’attività redazionale che riguarda tali Enti; andando così a rafforzare ulteriormente il livello di visibilità della quale possono godere Presidenti e Sindaci. Superando il limite ai due mandati (peraltro consecutivi, non assoluti come quello dei Presidenti americani) si rischia di creare delle autocrazie locali. Non è un caso che i due dittatori “eletti” più in vista oggi, Putin e Xi Jinping, abbiano entrambi ottenuto dai loro organi collegiali supremi l’eliminazione del limite ai due mandati. La risposta dei partiti seri (se ne esistono ancora) alla richiesta del terzo mandato dovrebbe essere di introdurre un sistema elettorale maggioritario (meglio a doppio turno) per le elezioni politiche o quantomeno la reintroduzione delle preferenze (due, una per genere) che consentirebbero ai leader locali non rieleggibili di spendere il loro consenso a livello nazionale. Contribuendo così all’affermazione dei loro partiti di appartenenza e potendo poi aspirare a ruoli di Governo. Una proposta che rimarrà lettera morta: ai segretari dei partiti (tutti) fa troppo comodo avere il potere di decidere la posizione in lista (bloccata) dei vari candidati. Ovvero di decidere, al posto dei cittadini, chi verrà eletto e chi no; usando come metro la fedeltà (leggi ubbidienza) e non certo la capacità; contribuendo così alla dequalificazione del Parlamento. Smettessero almeno di invocare a ogni piè sospinto il Governo degli eletti; perché oggi, di eletti (all’interno dei loro partiti), ci sono solo i segretari.
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