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Sopprimere l'appello del Pm?

Il divieto aiuterebbe a deflazionare i processi ma rischia di aumentare i ricorsi in Cassazione

Luciano Panzani 13/02/2024

Sopprimere l'appello del Pm? Sopprimere l'appello del Pm? Nella discussione in Senato sul progetto di legge Giustizia del Ministro Nordio, il sen. Scarpinato ( 5 Stelle, già PG di Palermo) ha criticato tra le varie proposte la soppressione del potere di appello del PM nei casi di proscioglimento per i delitti per cui si procede con la citazione diretta, cioè per i reati puniti con la reclusione non superiore nel massimo a 4 anni, o con la multa, da sola o congiunta alla detenzione. Si tratta di fatti di media gravità e lo scopo della proposta è di deflazionare ulteriormente la giustizia penale. Scarpinato ha osservato che la bocciatura da parte della Corte Costituzionale sarebbe quasi certa, perché già nel 2007 la Consulta aveva annullato la soppressione dell’appello del PM per un’intera categoria di reati. Ha aggiunto che il potere di impugnazione del PM tutela le vittime del reato. La Corte Costituzionale nel 2007 (estensore Giovanni Maria Flick), ritenne l’illegittimità della legge Pecorella che aveva introdotto il divieto di appello del PM per tutte le sentenze di proscioglimento, salvo che sopravvenissero o fossero scoperte nuove prove. Pur ammettendo che il principio di parità delle parti nel processo non comportasse una simmetria assoluta e che il potere di appello del PM potesse essere ridimensionato, la Corte escludeva che esso potesse essere ridotto in via “generalizzata”, con riferimento a tutti i procedimenti penali, ed “unilaterale”, cioè senza che esso trovasse contropartita in specifiche modalità del processo, come nel caso del rito abbreviato, dove già il PM non poteva impugnare le sentenze di condanna che non avessero accolto integralmente le sue richieste.
 
La norma fu successivamente reintrodotta, ma prevedendo il divieto di appello sia per l’imputato che per il PM, in modo da rispettare la parità di trattamento. Dopo di allora è passata diversa acqua sotto i ponti. Il testo vigente dell’art. 593 cpp, come modificato dalla riforma Cartabia, stabilisce che, in ogni caso, sono inappellabili per imputato e PM le sentenze di proscioglimento per i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa. Occorre ricordare che, già oggi, l’imputato non può impugnare le sentenze di proscioglimento con formula piena. L’estensione di questo divieto al PM non urterebbe contro il principio di parità di trattamento delle parti nel processo. E l’estensione del divieto ad altre formule di proscioglimento (es. perché il fatto non costituisce reato) sarebbe costituzionalmente possibile perché riguarderebbe uno specifico tipo di procedimento, quello a citazione diretta che prevede forme semplificate, e alcune categorie di reati, ritenute meno gravi.La preoccupazione di Scarpinato per le vittime da reato pare eccessiva perché il danneggiato può costituirsi parte civile nel processo e, se non lo fa, non può dolersi delle conseguenze. La preoccupazione di smaltire l’arretrato, che è particolarmente rilevante nelle Corti di appello, soprattutto Roma e Napoli, è concreta, anche se dai dati diffusi nelle inaugurazioni dell’anno giudiziario risulta che qualche miglioramento vi è stato. Si ricordi che lo stesso PNRR prevede una diminuzione dell’arretrato penale soltanto del 20%. Il limite di questi interventi sta nel fatto che la Costituzione non garantisce l’appello, se non appunto quando sia violata la parità delle armi tra le parti, ma garantisce il ricorso per Cassazione. Quindi per effetto della riforma, aumenteranno i ricorsi per Cassazione, il che non è certo una buona cosa.
 
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