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La coda avvelenata di Sanremo

La protesta dell'ambasciatore di Israele per le dichiarazioni di Ghali: "Stop al genocidio"

Giancarlo Santalmassi 12/02/2024

La coda avvelenata di Sanremo La coda avvelenata di Sanremo Sanremo è finita. Viva Sanremo. Il festival della canzone italiana si è confermato paradigma socioantropologico culturale del paese. Canzoni noiose (forse è solo un caso, ma ha vinto “Noia” cantata da Angelina Mango: erano dieci anni che non accadeva che vincesse una donna), e ripetizione di collaudati stereotipi: se tanti anni fa c’era stato il caso degli slip dell’albanese Anna Oxa, quest’anno c’è stato il caso delle scarpe di John Travolta. Con polemiche sulla (presunta) pubblicità occulta alle sue sneaker. Ma c’è stata anche un’altra protesta, una coda avvelenata del festival. "Ritengo vergognoso che il palco del festival di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile. Nella strage del 7 ottobre, tra le 1200 vittime, c'erano oltre 360 giovani trucidati e violentati nel corso del Nova Music Festival. Altri 40 di loro, sono stati rapiti e si trovano ancora nelle mani dei terroristi - ha scritto l'ambasciatore israeliano in Italia Alon Bar - Il festival di Sanremo avrebbe potuto esprimere loro solidarietà. È un peccato che questo non sia accaduto". Sabato sera il rapper italiano Ghali durante la finale aveva dichiarato dal palco: "Stop al genocidio", dichiarazione da cui si è dissociato ieri sera l’ad Rai Sergio, esprimendo solidarietà a Israele.
 
"Leggo con tristezza l'intervento sui social dell'ambasciatore di Israele in Italia, Alon Bar, che giustamente depreca alcune affermazioni fatte al festival di Sanremo, che secondo lui sono servite a diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile'. L'ambasciatore - ha dichiarato Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e componente della commissione di Vigilanza Rai - ricorda che 'nella strage del 7 ottobre tra le 1200 vittime c'erano oltre 360 giovani trucidati e violentati nel corso di un evento musicale'. La Rai ha perso un'altra occasione. Spero che i vertici dell'azienda, oltre a scusarsi, attuino interventi riparatori.  La Rai non può vivere fuori dalla realtà. Neppure a Sanremo.
 
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