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Il caso Salis ed i principi europei

PerchÚ l'Ungheria ha ritenuto di derogare alla direttiva europea

Luciano Panzani 07/02/2024

Il caso Salis ed i principi europei  Il caso Salis ed i principi europei Nel caso di Ilaria Salis detenuta in Ungheria sono state violate norme europee? E quali possibilità reali ci sono di trasferire l’imputata in Italia? La Salis è accusata di aver aggredito alcuni partecipanti, negli scontri che si sono verificati a Budapest il 10 febbraio 2023, alla vigilia del Tag der Ehre, il giorno dell’onore, cioè la celebrazione della memoria dei soldati nazisti che, nel 1945, tentarono di rompere l’assedio dell’Armata Rossa e vennero uccisi in battaglia. Con essa è stato accusato Gabriele Marchesi, fermato a Milano grazie ad un mandato di arresto europeo, di cui è stata chiesta l’estradizione dall’Ungheria, che in quell’occasione ha assicurato alla Corte d’Appello milanese che il suo sistema giudiziario rispetta le norme europee e Onu, anche se il Sost. PG Tarfusser ha contestato le affermazioni ungheresi, opponendosi all’estradizione. Una regola europea del 2009 consente poi che l’imputato sconti gli arresti domiciliari nel proprio Paese, per evitare disparità di trattamento tra un residente nel Paese membro in cui si sta celebrando il processo e un non residente, che potrebbe non essere in condizioni di indicare un luogo in cui sottoporsi ai domiciliari e dovrebbe restare in carcere. La possibilità di applicare questa norma alla Salis, “suggerendo” al Governo ungherese di farle concedere i domiciliari, è pero’ venuta meno con la decisione del giudice ungherese di mantenere la custodia in carcere, decisione su cui il nostro Governo non può influire.
 
Le condizioni in cui la Salis è stata portata in udienza, legata mani e piedi e con una catena “al guinzaglio” di poliziotti in assetto da guerra hanno sollevato dubbi sul rispetto delle regole sulla dignità della persona durante il processo. L’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali della UE prevede che nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti. Si potrebbero citare molte altre norme, ma è sufficiente richiamare l’art. 5 della Direttiva UE 2016/343 del 9 marzo 2016 che stabilisce che gli Stati membri adottano misure appropriate per “garantire che gli indagati e imputati non siano presentati come colpevoli, in tribunale o in pubblico, attraverso il ricorso a misure di coercizione fisica”. Il Considerando 20 afferma che “Le autorità competenti dovrebbero astenersi dal presentare gli indagati o imputati come colpevoli, in tribunale o in pubblico, attraverso il ricorso a misure di coercizione fisica, quali manette, gabbie di vetro o di altro tipo e ferri alle gambe. Si deroga se il ricorso a tali misure è necessario per ragioni legate al caso di specie in relazione alla sicurezza, ad esempio al fine di impedire che indagati o imputati rechino danno a sé stessi o agli altri o a beni, o al fine di impedire che gli indagati o imputati fuggano o entrino in contatto con terzi, tra cui testimoni o vittime”. La Salis è stata presentata come una pericolosa estremista e cio’ consente all’Ungheria di contestare la violazione della Direttiva europea. Sulle condizioni delle carceri ungheresi possiamo dire che se Atene piange, Sparta non ride. Il dibattito sulle nostre carceri è troppo noto perché vi si debba ritornare ed anche qui le Autorità ungheresi contestano le conclusioni cui è pervenuta una parte dei giornalisti italiani.
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