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Il Sud accetti la sfida dell'autonomia

Come disegnare un migliore assetto dei poteri tra Stato e Regioni

Stefano Micossi 07/12/2022

Roberto Calderoli Roberto Calderoli Il ministro Calderoli ha presentato alle regioni una bozza di disegno di legge per l'attuazione dell'autonomia differenziata. La bozza ha sollevato critiche estese; colpisce che esse provengano soprattutto da personalità del Mezzogiorno, che vedono nell'autonomia una fonte di impoverimento. L'autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione (articolo 116 terzo comma) e la sua approvazione è assoggettata alla maggioranza assoluta delle Camere; il pericolo di una riforma che penalizzi il Sud mi pare limitato, se si procede, come mi pare appropriato, cercando un consenso più largo della sola maggioranza di governo (che considero un requisito essenziale della riforma). Il cuore del contendere, mi pare, riguarda pubblica istruzione e sanità. In entrambi i casi, se lo Stato mantiene, come dovrebbe, il potere di fissare i livelli di prestazione e criteri generali per gli inquadramenti retributivi, non vedo perché non si dovrebbe consentire alle singole regioni di determinare l'utilizzo delle risorse trasferite dal centro, generando un'utile concorrenza per il loro migliore uso.
 
In effetti, molto di questo già avviene; la novità sarebbe di rendere le singole regioni responsabili dell'uso di quelle risorse davanti ai loro territori. Le regioni, è vero, non hanno brillato per efficienza; ma non è meglio esporre più direttamente la loro capacità di governo al giudizio dei loro cittadini? Un effetto positivo sarebbe quello di superare la rigida uniformità delle norme di gestione, liberando le mani a molte energie per il miglioramento dei servizi che già esistono, ma vengono soffocate dal centralismo. Né riesco a vedere perché il criterio delle risorse storiche sarebbe così penalizzante per le regioni del sud; nulla impedisce, comunque, di argomentare le ragioni per un trattamento differenziato. La discussione in Parlamento potrebbe anche offrire una buona occasione per rivedere l'equilibrio dei poteri tra Stato e Regioni, che dalla riforma del 2001 è stato fonte continua di controversie davanti alla Corte costituzionale.Non si tratta di destra e sinistra, si tratta di disegnare un migliore ordinamento dello stato.
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Nicola NATALE 09/12/2022 12:28
Osservazioni veloci:
1) "le regioni, è vero, non hanno brillato per efficienza" dice Micossi allora premiamole dandogli più competenze e più denari. Come ragionamento no fa una grinza in effetti.
2) Responsabili delle risorse davanti ai loro territori. Comune che fa un mutuo per riparare le strade concesso a dicembre del 2015 e ne ripara (una parte) nel dicembre 2022. Sette anni dopo, motivazione ufficiale il patto interno di stabilità.
3) La spesa storica è quella che con tutta evidenza ha contribuito a creare il divario. Solo per stare al rapporto annuale Corte dei Conti (2019) gli investimenti pubblici in sanità pro-capite sono stati quasi il doppio nel nord est dell'Italia rispetto al sud continentale. Ora riesce a capire illustre economista perché "il criterio delle risorse storiche sarebbe così penalizzante per le regioni del sud"? E questo al netto di corruzioni, inefficienze che, come lo scandalo della Clinica Santa Rita di Milano o il Mose di Venezia insegnano, non mancano nemmeno al Nord.