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La carica dei “no Pos”

La battaglia sull'utilizzo del contante e i pagamenti con le carte di credito

Paolo Mazzanti 01/12/2022

La carica dei “no Pos”  La carica dei “no Pos” Dopo i “no vax” (un po’ in ombra da quando il governo ha depotenziato le vaccinazioni) arrivano i “no Pos”, contrari all’utilizzo di carte di credito, bancomat e carte di pagamento e favorevoli all’utilizzo del vecchio, caro, frusciante contante. E’ il popolo dei piccoli e piccolissimi commercianti, artigiani e ristoratori, spesso anzianotti, che non vogliono piegarsi al Pos e alle commissioni da pagare sulle transazioni alle odiatissime banche. Stanno conducendo anche una piccola guerra civile contro i loro colleghi che accettano le carte di credito, come l’imprenditore milanese Vittorio Borgia (titolare delle pasticcerie Baunilla), insultato sui social perché nei suoi tre negozi non accetta più il contante: ha scoperto che è piu’ economico, efficiente e sicuro (ha subito delle rapine) farsi pagare solo con le carte.
 
I “no Pos” hanno trovato orecchie attente e interessate al governo Meloni, che oltre ad aver alzato il tetto al contante a 5 mila euro ora prevede nella manovra (ma forse la Ue si metterà di traverso) di elevare da 30 a 60 euro i pagamenti che i commercianti non sono obbligati ad accettare con carta. Al di là di altre e frequenti considerazioni legate all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata (il pizzo, le tangenti o la droga si pagano in contanti e non certo con le carte), la carica dei “no Pos” rischia di ampliare la forbice “sociologica” tra modernità e arretratezza. Ormai i giovani piu’ evoluti girano il mondo senza banconote e monetine in tasca, perche’ pagano tutto col telefonino e le carte, dallo spritz agli aerei. Non è un caso che l’imprenditore “no contanti” sia milanese. Oltre a Nord e Sud, metropoli e campagna, legalità e abusivismo, dovremo dunque rassegnarci, con la complicità del governo, a un’Italia moderna “pro Pos” e una arretrata “no Pos”?
 
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