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Ischia e il caotico governo del territorio

L'intreccio paralizzante di competenze statali, regionali e comunali

Riccardo Illy 29/11/2022

Ischia e il caotico governo del territorio Ischia e il caotico governo del territorio L’Italia, fra i tanti primati negativi, ne annovera due che quando interagiscono fra loro danno luogo a risultati disastrosi. Il primo riguarda il rischio sismico e idrogeologico, il secondo l’abusivismo edilizio. Le immagini di Ischia che  ci passano sotto gli occhi in questi giorni testimoniano l’effetto dirompente dell’azione combinata della natura e dell’uomo. Non era ancora finito il momento del dolore e della solidarietà verso le famiglie colpite dalla calamità che la macchina della giustizia si è messa in moto per identificare e sanzionare i responsabili delle troppe morti. Non sarà facile perché quando tutti, o quasi, sono colpevoli – come avviene a Ischia dove per ogni due cittadini è stata chiesta una sanatoria edilizia – nessuno è colpevole. Nel governo del territorio, materia che rientra tra quelle “concorrenti” fra Stato e Regioni (art. 117 Cost.), le competenze urbanistiche sono distribuite fra Stato, Regioni e Comuni: il primo approva con leggi  i principi fondamentali, le seconde hanno potestà legislativa e approvano i piani regionali, i terzi pianificano con piani comunali di settore e particolareggiati ed emanano i regolamenti edilizi.
 
Il problema è che, a fronte di una notevole frammentazione normativa, che implica consistenti differenze a livello territoriale, allo Stato rimane il potere giudiziario amministrativo e penale, nonché la facoltà di approvare condoni riferiti soprattutto alle norme emesse da Regioni e Comuni. L’esecuzione delle sanatorie e delle sentenze dei Tribunali, che possono arrivare all’ordine di demolizione delle costruzioni abusive, compete comunque ai Comuni. E spesso  i Sindaci dei Comuni interessati non eseguono le sentenze per non esporsi alle critiche, che possono rasentare la rivolta, dei loro cittadini. Non dovrebbe essere il caso del Comune di Casamicciola, commissariato da giugno di quest’anno dopo le dimissioni di sette Consiglieri che hanno sfiduciato il Sindaco eletto nel 2019. Forse la Commissaria prefettizia Simonetta Calcaterra non aveva avuto il tempo per ordinare le varie demolizioni disposte nel territorio del Comune affidatole; o forse non aveva la forza per farlo. Anche questa sarà materia di cui la Procura, solo dopo la tragedia, si occuperà. La Costituzione italiana prevede peraltro, all’art. 120, i poteri sostitutivi dello Stato nei confronti degli Enti Locali inerti; poteri che andrebbero utilizzati per sanare gli abusi edilizi nei casi in cui costituiscono pericolo. La Procura potrebbe anche addebitare allo Stato di non aver usato tali poteri sostitutivi per superare l’inerzia del Comune al fine di prevenire gli effetti più drammatici della calamità. È improbabile invece che, nel processo di realizzazione dell’autonomia differenziata fra Regioni avviata dal Ministro Calderoli in attuazione dell’art. 116 della Costituzione, venga toccato il governo del territorio. Lo Stato non rinuncerà né ai suoi poteri di stabilire i principi fondamentali né, per motivi principalmente elettorali, alla facoltà di approvare sanatorie per gli abusi. Ancora più improbabile che le Regioni accettino la perdita dei loro poteri legislativi ordinari per concentrarli a livello statale. La soluzione gattopardesca sarà quella di cambiare tutto perché non cambi niente.
 
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