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I migranti e la spirale delle Ong

Bisognerebbe modificare la Convenzione di Dublino

Riccardo Illy 18/11/2022

I migranti e la spirale delle Ong  I migranti e la spirale delle Ong Sui migranti il Governo Meloni, per la foga di dimostrare di essere il primo della classe e di mantenere le promesse agli elettori, ha fatto diversi passi falsi. Compromettendo i rapporti inizialmente buoni con la Francia e attirando le critiche soprattutto tedesche sulle minacce alle ONG. Il coro dei Ministri Salvini, Piantedosi e Tajani appare alquanto stonato: ognuno canta una messa diversa. Il 25 novembre è fissato un incontro dei Ministri degli Interni UE; sarà l’occasione per fare chiarezza e ciò sarà possibile se nel frattempo il Governo italiano avrà assunto una posizione univoca. I problemi sul tavolo sono annosi e di ardua soluzione per gli interessi contrapposti in gioco. Per sbrogliare definitivamente la matassa bisognerebbe anzitutto modificare la Convenzione di Dublino. Che attribuisce al paese di primo approdo dei migranti l’onere dell’accoglienza e della gestione delle domande di asilo. Fu firmato quando, come ora, i migranti arrivavano soprattutto in Italia; per recarsi appena possibile in altri paesi come Francia e Germania che ne aveva bisogno e li accoglievano definitivamente. Quando questi paesi “interni” sono arrivati alla saturazione e hanno cominciato a rifiutare i migranti arrivati dall’Italia per noi sono sorti i problemi. Perché i migranti, che pure sarebbero necessari, non li vogliamo e non siamo organizzati per inserirli e integrarli nella nostra società.
 
Solo una modifica della Convenzione, giustificata dalle mutate condizioni, può risolvere il problema. Della nuova Convenzione deve par parte il principio della redistribuzione; perché la maggioranza dei migranti continuerà ad arrivare nei paesi più esposti come Grecia, Italia e Spagna. Ciò che va inoltre concordato è la gestione dei rimpatri a livello UE e non più di singolo Stato. Ciò significa che a monte le trattative per concordare il sistema dei rimpatri con i paesi di origine dei migranti andrà gestito dalla UE (dal quasi Ministro degli Esteri dal titolo che sembra scritto da Lina Wertmuller?) con una efficacia ed efficienza decisamente maggiori. La mission impossible sarà di concordare un atteggiamento comune verso le ONG che, con le loro navi, sono state accusate di fare da taxi ai migranti e per le quali è stato proposto perfino il sequestro. Vero è che svolgono un’opera umanitaria per salvare vite in mare in attuazione del diritto internazionale della navigazione. Che impone a qualunque nave di prestare soccorso a qualunque naufrago si trovi nelle sue vicinanze. Vero è anche che la presenza di svariate navi e aerei delle ONG riduce il livello di rischio di attraversamento del Mediterraneo per sbarcare in Italia, facendo aumentare il numero di aspiranti clandestini. È così che siamo entrati in una spirale viziosa; più sono i mezzi delle ONG presenti, più aumenta il numero di migranti, facendo aumentare la richiesta di navi ONG… Per spezzare la spirale bisognerebbe cambiare il diritto internazionale marittimo ma proprio questa è la mission impossible: primo perché non si possono creare diverse categorie di naufraghi (quelli accidentali e quelli che se la sono cercata?) e secondo perché non si possono modificare le norme solo per il Mediterraneo quando la loro valenza è globale. Non resta che cercare di risolvere il problema nei paesi di imbarco dei migranti. Tornando quindi al “metodo Minniti”, che fu l’unico Ministro che gestì il problema, pur fra mille difficoltà, in maniera efficace e nel rispetto di tutte le norme nazionali e internazionali.
 
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