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Elezioni, l'ultimo paradosso

Inversione di ruoli tra conservatori e innovatori

Paolo Mazzanti 22/09/2022

Il dibattito tra i principali leader politici a Cernobbio Il dibattito tra i principali leader politici a Cernobbio L'ultimo paradosso delle elezioni di domenica, il più macroscopico, è l'inversione di ruoli tra conservatori e fautori del cambiamento. In teoria, la destra dovrebbe essere conservatrice e la sinistra innovatrice. Ma da noi è il contrario: chi vuole conservare gli assetti di fondo della nostra convivenza, dalla Costituzione alle alleanze internazionali, dal fisco progressivo, al welfare, ai diritti, dovrebbe votare centrosinistra; chi intende cambiare dovrebbe votare centrodestra.
 
Chiediamoci dove vorremmo essere tra uno o due anni: in una democrazia parlamentare, magari un po' più efficace, strettamente legata a Bruxelles, Parigi, Berlino, Washington, con lo stesso welfare (reddito di cittadinanza compreso), magari un po' più efficiente, e lo stesso fisco progressivo, magari con un cuneo fiscale più ridotto e stipendi un po' più elevati, e una finanza pubblica senza troppi sbandamenti. Chi vota centrosinistra può attendersi questo.
 
Chi voterà centrodestra, tra un paio d'anni potrebbe risvegliarsi in un sistema costituzionale presidenziale (con Mattarella caldamente invitato a dimettersi), un po' più vicini a Budapest (o a Mosca) che a Bruxelles, Parigi e Berlino, con un fisco meno progressivo grazie alla flat tax, un welfare molto rimaneggiato, con meno sussidi ai poveri, pensioni più elevate e dunque meno sostegni ai giovani; e una finanza pubblica che potrebbe scivolare nella zona rossa. Quindi, paradossalmente, chi vuole conservare deve votare a sinistra; chi vuole provare il brivido del cambiamento, voti pure a destra.
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