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Quel che i partiti non dicono

Nessuno parla di lotta alla criminalità organizzata o riforma della Pa

Giancarlo Santalmassi 20/09/2022

Quel che i partiti non dicono  Quel che i partiti non dicono Tra pochi giorni si sarà votato. Esito a parte, come ci stiamo arrivando? Che cosa sta scomparendo dal dibattito? Intanto volano gli stracci (sentito sabato cosa si sono detti Renzi e Conte che mafiosamente gli “dice vieni a Palermo senza scorta”?). Uno come Letta imbarca gli antagonisti Bonelli e Fratoianni (i loro saranno voti utili o a perdere?) il tessuto sociale del paese si logora. Chi parla più della riforma della burocrazia o della pubblica amministrazione? O di lotta alla criminalità organizzata? Certo sull’Europa soffia un vento di destra.  A parte l’incremento della Lepen in Francia, pensate alla consolidata socialdemocrazia della Svezia, che ha dato la maggioranza proprio alla destra filonazista. E le polemiche tra l’Europa e l’Ungheria, definita un’autocrazia illiberale. Giorgia Meloni che dice ‘Orban è un democratico perché stato eletto (si è dimenticata la facile battuta che anche Hitler fu votato?). Fratelli d’Italia e Lega hanno votato contro la sospensione dei contributi europei all’Ungheria per le condizioni antidemocratiche di Orban per esempio nella sottomissione della magistratura al governo.
 
La Meloni fa un esempio di Orban anche in tema di libera determinazione delle donne in materia d’aborto. Peccato che Orban obblighi sadicamente, macabramente, quelle donne ad ascoltare il battito del cuore del feto. Che credibilità ha Giorgia quando dichiara ripetutamente “Io non voglio abolire la 194”. Ormai la sua doppiezza è evidente. Anche perché una inviata di “Piazzapulita” della Sette ha fatto il giro delle sue Marche dicendo che, nei limiti di legge, voleva abortire: invano. Siamo allo stato etico? Tutto questo oscura altri problemi, come la scomparsa della questione fiscale. Gravissimo che pochi giorni fa al Senato FDI, Lega e FI abbiano affossato la riforma fiscale, appena approvata alla Camera in giugno. Dopo mesi di lavoro unitario si sono rifiutati di metterla all’ordine del giorno dell’Aula per il voto definitivo in settimana. L’affossamento significa che, se va bene, il nuovo Parlamento se ne rioccuperà a novembre, quando perderanno tempo litigando sulla fantomatica flat tax, sulle modalità della quale non sono neanche d’accordo tra loro. Per ora, hanno messo a rischio le risorse del Pnrr, dato che i decreti attuativi della riforma, al Senato andavano approvati entro ottobre secondo l’Agenda Draghi. Sono saltate così l’abolizione dell’Irap, la cancellazione di tanti microtributi costosi, che ci fanno impazzire di burocrazia, la semplificazione e la riduzione dell’Irpef, per dirne solo alcune. Un danno enorme per le tasche degli italiani e il prestigio dell’Italia, che si preannuncia inaffidabile rispetto agli impegni sulle riforme necessarie per ottenere le risorse del Pnrr.
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