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I difensori di Orban e il senso della democrazia

La polemica sull'Ungheria condannata dall'Europarlamento

Paolo Mazzanti 19/09/2022

Viktor Orban Viktor Orban "Orban è stato eletto dai cittadini ungheresi in modo democratico. Noi rispettiamo il loro voto, come speriamo che tutti rispettino il voto degli italiani": è stata questa la replica di Meloni e Salvini alle accuse di aver votato contro il rapporto dell'Europarlamento che ha condannato la torsione autoritaria di Budapest. Il che denuncia una concezione assai riduttiva della democrazia liberale, che è costituita da almeno cinque elementi, di cui la scelta dei governi attraverso il voto della maggioranza dei cittadini è solo il primo: poi ci sono la tutela delle minoranze; la separazione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario, che si devono reciprocamente controllare; i diritti civili e sociali riconosciuti a tutti i cittadini e infine il controllo sul mercato per promuovere le concorrenza ed evitare lo strapotere dei monopoli, attraverso la legislazione antitrust. Una democrazia efficace richiede la compresenza di tutti questi cinque elementi.
 
Non basta essere eletti democraticamente, se poi si altera la separazione dei poteri, per esempio con l'assoggettamento del potere giudiziario al potere esecutivo, o si limita l'agibilità dell'opposizione o si riducono i diritti civili, come sta accadendo in Ungheria (e in Polonia). Per questo l'Europarlamento ha definito l'Ungheria una "autocrazia elettorale". Ed è sospetta anche l'insistenza della destra a valorizzare il giusto principio costituzionale (art.1) secondo cui "la sovranità appartiene al popolo", omettendo sempre il seguito: "che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Perché la democrazia sta essenzialmente nei limiti del potere. E' appena il caso di ricordare che Mussolini e Hitler sono arrivati democraticamente al governo: il problema non è come hanno preso il potere; è come lo hanno usato dopo.
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