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Siccità e cambiamenti climatici

Come disinnescare la crisi dell'acqua

Francesco Grillo 04/08/2022

Siccità e cambiamenti climatici Siccità e cambiamenti climatici Una delle più avanzate tecnologie che l'Impero romano lasciò a quello che non era ancora l'Occidente fu la sua straordinaria capacità di trattare l'acqua con acquedotti, terme, cloache che risolsero alcuni dei più gravi problemi di un mondo nato da mare e fiumi; dopo duemila anni, quest'estate, i romani rischiano di essere tra i primi a sperimentare il razionamento di una risorsa che avevamo immaginato infinita. La siccità che sta prosciugando laghi come quelli di Bracciano è accelerata da tre potenti forze: la reazione della natura al comportamento dell'uomo; una lungimiranza dei governi molto inferiore a quella degli imperatori che inventarono sistemi idrici che ancora usiamo; meccanismi di mercato che non riescono più a garantire quell'efficienza che ne legittimava l'esistenza.
 
Innanzitutto, l'acqua finisce per effetto della forbice che progressivamente porta in disequilibrio società caratterizzate da crescite di popolazione e consumi a fronte di risorse limitate. Tale processo è accelerato dal cambiamento climatico che ci sta piombando addosso in questi giorni torridi. In secondo luogo, una riduzione di investimenti pubblici che risulta particolarmente miope se consideriamo che la manutenzione della rete costa meno delle riparazioni. E molto di meno del costo di produzione di acqua che viene letteralmente persa: per l'Autorità di Regolazione per Energia, Rete e Ambiente, in Italia siamo al 44% del totale che equivale a dire che buttiamo circa 3 miliardi che servono per produrla.
 
Infine, quello dell'acqua è un settore produttivo nel quale il mercato funziona poco e male, con pesanti effetti sull'innovazione. In Israele le reti si stanno differenziando secondo l'utilizzo che dell'acqua si fa: quella potabile, quella per la doccia, quella per gli scarichi, alle quali corrispondono prodotti, possibilità di riciclo e prezzi diversi. Una strategia comporta rovesciare i tre problemi in opportunità. Il Pnrr prevede di spendere 4,4 miliardi di euro (il 2% del totale) per rinnovare la rete idrica. Le risorse sembrano sproporzionate rispetto al problema e, soprattutto, abbiamo perso l'occasione di dimostrare che un investimento di questo genere ha un ritorno praticamente certo in grado di attrarre finanziatori privati.
 
Ad Esfahan, una delle antiche capitali della Persia, le famiglie iraniane si incontrano sugli argini e i ponti di un grande fiume che si chiama Zayandeh. Ciò che rende questa città davvero unica è che il fiume non c'è più: è evaporato per effetto di scelte sbagliate da parte di un governo che dice di voler rispettare la volontà di un Dio. Quel luogo è un monito a ciò che può succedere a tutti noi se - posseduti da un delirio di onnipotenza - dimenticassimo che persino l'acqua è un bene che condividiamo con i nostri figli.
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