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Le promesse da 100 miliardi del centrodestra

Flat tax, Quota 41, pensioni minime a mille euro, taglio del cuneo e dentiere gratis

Paolo Mazzanti 04/08/2022

Giorgia Meloni e Matteo Salvini Giorgia Meloni e Matteo Salvini Malcontate, le promesse elettorali annunciate dai partiti del centrodestra cubano già un centinaio di miliardi l'anno: la flat tax, cavallo di battaglia di Salvini, costerebbe non meno di 60 miliardi; l'aumento delle pensioni minime a mille euro (compreso l'adeguamento delle pensioni d'invalidità), rilanciato da Berlusconi, costerebbe circa 18 miliardi; il taglio del cuneo contributivo, proposto da Meloni, circa 16 miliardi, la riforma previdenziale di Quota 41, proposta da Salvini, da 4 a 9 miliardi l'anno nei prossimi anni. E poi ci sono gli sgravi fiscali per chi assume (Meloni), le "dentiere per tutti" care a Berlusconi per accalappiare gli anziani, i 10 mila poliziotti in più da mettere per strada di Salvini e chi più ne ha più ne metta. Come finanziare tutto questo ben di Dio?
 
Salvini vorrebbe finanziare la flat tax con la "pace fiscale", cioè con un condono, per sua natura una tantum, mentre la flat tax sarebbe permanente, quindi non vale. Altri propongono una sforbiciata al reddito di cittadinanza, che però costa circa 8 miliardi l'anno: quindi, anche cancellandolo del tutto, si coprirebbe meno di un decimo della cornucopia del centrodestra. Ha un bel raccomandare la Meloni ai suoi compari di non fare promesse irrealizzabili: la tentazione delle televendite elettorali (come le ha definite Conte, che evidentemente se ne intende) è troppo forte. E gli elettori sono purtroppo sempre pronti ad abboccare, come Lucignolo e Pinocchio sedotti sulla via del Paese dei Balocchi, che poi si risvegliano ciuchi. Eppure la storia dovrebbe insegnare qualcosa: nel 2011 Berlusconi non fece la riforma delle pensioni richiesta nella famosa lettera Bce di Trichet e Draghi, l'Italia rischiò il default, arrivò Monti e ci beccammo le lacrime della Fornero. Elettore avvisato...
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