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Come velocizzare il processo civile

Molti gli interventi nei decreti delegati del governo

Luciano Panzani 02/08/2022

Come velocizzare il processo civile Come velocizzare il processo civile La scorsa settimana il governo ha approvato, in esame preliminare, i due decreti legislativi di attuazione della legge delega di riforma del processo civile e dell’Ufficio per il processo, già approvata dal Parlamento nel novembre 2021, proseguendo nell’attuazione della riforma del processo civile, considerata uno degli step fondamentali del PNRR per quanto riguarda l’accelerazione dei tempi della giustizia, che dovrebbe portare ad una rilevante riduzione dell’arretrato e ad una notevole accelerazione dei tempi di definizione dei processi.Va sottolineato che si tratta dell’esame preliminare. Gli schemi di decreti delegati debbono ancora andare alle Camere per il parere delle Commissioni parlamentari, oltre che del Consiglio di Stato, e c’è chi dubita che tale esame possa essere completato prima delle elezioni e che il governo Draghi abbia i poteri e l’autorevolezza per portare a termine la riforma.
 
Le modifiche alla disciplina del processo civile sono numerose ed importanti. Da un lato, si riducono ancora i casi in cui il tribunale decide in composizione collegiale: il giudizio civile di primo grado diventa così quasi sempre monocratico secondo una tendenza che se accelera i tempi, sacrifica la riflessione e la ponderatezza della camera di consiglio. Si semplifica la fase decisoria, approfittandone per stabilizzare le innovazioni telematiche introdotte durante la pandemia, che sono state criticate da qualcuno come perdite di garanzie, ma che in sostanza non paiono aver provocato danni rilevanti ed hanno certamente consentito recuperi di efficienza.  Si cerca di accelerare anche alla prima udienza, prevedendo che la causa vi giunga già definita nelle domande, eccezioni e prove, che andranno dedotte nelle memorie che le parti debbono scambiarsi precedentemente. Si abolisce anche l’udienza di precisazione delle conclusioni, sostituita dallo scambio di note scritte.
 
Si risparmia qualche udienza, ma si abdica ai principi di concentrazione, oralità e immediatezza, voluti da giuristi del calibro di Giuseppe Chiovenda e Piero Calamandrei, che dovevano garantire il contatto diretto e proficuo tra il giudice e le parti. Abbiamo spezzato, anche formalmente, una lunga tradizione. Il processo è ormai prevalentemente scritto, quale l’hanno ridotto decenni di prassi in questo senso, oltre che il sovraccarico dei giudici e la mancanza di fiducia reciproca tra giudici e avvocati. Si potenzia la mediazione, anche con incentivi fiscali e si estende la negoziazione assistita tramite avvocati anche alle controversie di lavoro, che perdono sempre più le loro caratteristiche peculiari che giustificavano il particolare rilievo della conciliazione in sede sindacale. Si potenzia l’arbitrato. In sostanza si cerca di deflazionare ulteriormente il numero delle cause favorendo gli accordi stragiudiziali. Ma la conciliazione stragiudiziale ha tante più possibilità quando la giustizia dello Stato è veloce ed efficiente. È prevedibile che queste innovazioni non avranno grande effetto.
Si aumenta, ed è ragionevole, la competenza del giudice di pace per le cause sino a 15.000 euro (30.000 per gli incidenti stradali), che presuppone tuttavia il buon esito della riforma dei giudici non togati e in difetto può rivelarsi un azzardo rischioso. Si reintroduce in appello la figura del consigliere istruttore, la cui presenza alleggerisce l’udienza collegiale.
 
Si introduce l’istituto del rinvio pregiudiziale in Cassazione, cioè la possibilità per il giudice di merito, quando deve decidere una questione di diritto nuova, di sottoporre direttamente la questione alla Corte di cassazione: un’innovazione che in Francia ha dato buona prova, ma che presuppone che la Cassazione sia liberata dall’arretrato che la grava.Si prevede finalmente il Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie, per evitare la moltiplicazione delle controversie tra giudice ordinario e giudice minorile, e introdurre, anche in tutti i casi regole uniformi a garanzia dei diritti delle parti. È una riforma a lungo avversata, anche per ragioni ideologiche, da chi riteneva che la soppressione dei vecchi tribunali dei minori potesse segnare un passo indietro nella tutela, ignorando le gravi carenze del vecchio sistema. Un secondo decreto delegato detta le regole di funzionamento dell’Ufficio del Processo sia per gli uffici giudiziari civili che per quelli penali, estendendolo anche alla Corte di Cassazione ed alla Procura Generale della Corte di Cassazione. Il provvedimento era atteso e dovuto ed è di importanza fondamentale per la riuscita della riforma che sull’efficienza dell’Ufficio del processo si fonda. In questi casi il diavolo è nei dettagli, cioè nelle norme tecniche di attuazione. Staremo a vedere.
 
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