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Il brutale assassinio di Alika

Ripreso dai telefonini senza che nessuno intervenisse

Giancarlo Santalmassi 01/08/2022

Il brutale assassinio di Alika Il brutale assassinio di Alika L’assassinio brutale di Alika Ogorchukwu sul corso di Civitanova Marche ci dice come stia cambiando il sentimento che noi italiani proviamo verso gli immigrati. Salvinismo strisciante? Melonismo emergente? Chissà. Ricordo che a Capalbio in spiaggia avevamo molta simpatia per i vucumprà che passavano per vendere i loro prodotti ‘poveri’ a buon mercato. Ce n’era uno che chiamavamo affettuosamente ‘cala cala’ perché quando chiedevamo il prezzo di uno scialle, asciugamano o collana, un po’ scherzando un po’ sul serio, quale che fosse il prezzo dicevamo ‘cala, cala’. Poi, magari si compravano due o tre oggetti. Questo sentimento bonario, tollerante sta cambiando? Conosco le Marche, meravigliosa regione, quella delle bianchissime spiagge del Conero o di quel Recanati patria di Giacomo Leopardi, il poeta finissimo dell’‘Infinito’.  Ma la questione ha diversi risvolti. A parte un certo Luca Traini che fu condannato a 12 anni per aver fatto il tiro a segno a Macerata (coincidenza: non intendo criminalizzare la regione) con un fucile contro alcuni cittadini di colore.
 
Il problema è che Alika è stato strangolato a mani nude da un bianco (saranno le indagini a chiarire se per un complimento alla fidanzata o per aver chiesto un euro di troppo) davanti agli occhi di numerosi passanti. Che non solo non hanno alzato un dito in aiuto di Alika. Ma hanno filmato la scena con i loro telefonino. Ma che paese stiamo diventando? Chi e come spiegare a Charity, alla moglie di Amina in lacrime ormai vedova che ora chiede solo giustizia, perché è accaduto? Le potrà bastare sapere che l’omicida, un operaio salernitano di 32 anni, dopo aver mentito sui motivi dell’omicidio prova dal carcere a chiedere scusa? Certo che no.
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