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Addio Draghi a dieci anni dal “whatever…”

Ci aspetta una torrida campagna elettorale

Giancarlo Santalmassi 27/07/2022

 Addio Draghi a dieci anni dal “whatever…” Addio Draghi a dieci anni dal “whatever…” Ha dieci anni la frase pronunciata da Mario Draghi quando era a capo della BCE “whatever it takes”: “s’ha da fare a qualunque costo, per forza, costi quel che costi”. Col corollario di dover distinguere (in un paese col debito pubblico più grande del mondo e prigioniero continuo dello spread e lo diceva proprio Draghi) “il debito buono dal debito cattivo”.  Avevamo a Palazzo Chigi forse l’uomo più autorevole e stimato del mondo. E il capo dei 5 stelle, Conte, che si è vendicato con la sua pochezza e miserabilità per essere stato mandato a casa: lui incapace ma molto manovratore, sostituito da uno migliore di lui. Come sul mercato delle monete: quella cattiva scaccia quella buona? In compenso, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, consapevole che gli eventi urgono da presso, non ha perso tempo e ha sciolto le Camere convocando le elezioni per il 25 settembre. Quindi avremo un’estate caldissima, non solo meteorologicamente, ma soprattutto politicamente.
 
Alle frizioni tra partiti va aggiunto il problema della riduzione di 345 deputati e senatori. E così, dopo tanti governi ‘balneari, di transizione o di attesa (che accada qualcosa che faccia decantare la situazione)’ per la prima volta avremo un’elezione balneare. Personalmente avrei un sogno: la sconfitta di Fratelli d’Italia. Considero il partito della abilissima Giorgia Meloni un partito fascista, basta vedere la fiamma dell’Msi nel simbolo. Mi torna in mente la famosa barzelletta che ai tempi delle elezioni del 1948, quelle che vedeva i muri delle città tappezzati di manifesti del ‘partito dei forchettoni’ cioè della Democrazia Cristiana: Pibigas, Misgas, non è che un gas. Cioè un peto. Di Berlusconi non voglio nemmeno parlare: mi basta aver visto le lacrime di Brunetta dalla Annunziata e gli esodi della Gelmini e della Carfagna. E le sue battute di pessimo gusto: “Riposino in pace”. Un vero mascalzone politico.
 
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