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Addio a Scalfari, grande direttore-manager

Fondatore e direttore dell'Espresso e di Repubblica

Giancarlo Santalmassi 14/07/2022

Addio a Scalfari, grande direttore-manager Addio a Scalfari, grande direttore-manager Gli anni passano per tutti. E uno ad uno i ‘grandi vecchi’ se ne stanno andando. Ieri Angelo Guglielmi. Oggi è toccato a Eugenio Scalfari, 98 anni. Era nato a Civitavecchia  nel 1924. Se lo ripenso vedo una tv ancora in bianco e nero, quella dei tempi magri per il paese. Ugo Zatterin si occupava dì microeconomia: si poteva, spiegava, mangiare il pollo al posto della bistecca. Eugenio si occupava invece di macroeconomia. Lo ricordo coi capelli dritti, un volto dalle guance sempre scure come per una barba perennemente mal fatta. È stato il primo direttore-manager dell’editoria italiana, il padre nobile di due 'creature', l’Espresso e Repubblica, nate dal nulla ma che in pochi anni non solo hanno raggiunto i vertici della diffusione, ma hanno lasciato un'impronta indelebile. Il formato del settimanale innanzitutto: tipo l’americano Newsweek o il francese l’Express, e non i formati grandi di Oggi o l’Europeo. E colpì anche il formato di Repubblica: stava comodamente in tasca. Graficamente poi ebbe lo stesso impatto che ebbe “Il Giorno” di Italo Pietra, dall’impaginazione nuova e diversamente articolata.
 
All’inizio non dovevano esserci fotografie e dichiaratamente non si doveva parlare di sport. Poi naturalmente lo sport, come le foto, entrò e oggi è un suo punto di forza. Ebbe buoni compagni: a Sanremo trascorse in parte la giovinezza in un liceo classico dove ebbe come compagno di banco Italo Calvino. Iniziò a scrivere su alcune riviste fasciste, cosa che gli avversari gli ricordavano e rinfacciavano spesso, dalle quali venne poi espulso in quanto ritenuto un imboscato. Poi le invenzioni come le vignette di Giorgio Forattini, forti come veri e propri editoriali. Vinse tutte le sue battaglie, soprattutto quella contro Bettino Craxi, ma non quella cui credo tenesse di più: quella contro Silvio Berlusconi, al quale non perdonava il suo grandissimo difetto, il suo enorme e mai risolto conflitto d’interessi e le leggi ad personam che si fece per schivare la giustizia.
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