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Pandemia e rendimento scolastico

Pi¨ ignoranti di prima, soprattutto nel Sud

Domenico De Masi 13/07/2022

Pandemia e rendimento scolastico  Pandemia e rendimento scolastico “Piove sul bagnato” dice il proverbio. E sul bagnato ha piovuto anche durante i due anni di pandemia. I recenti risultati delle prove Invalsi certificano che, tra prima del Covid e oggi, il rendimento complessivo dell’istruzione è calato di una decina di punti e la Dad, per quanto abbia mitigato i danni, non è riuscita ad evitarli. Diamo uno sguardo ad alcune discipline. In italiano si precipita dall’82% di sufficienti in quinta elementare al 52% di sufficienti all’esame di maturità: cinque anni in più di scuola fanno disimparare la nostra lingua invece di perfezionarla. Il divario peggiora a livello territoriale: se in terza media gli studenti italiani che raggiungono la sufficienza sono il 60%, nel Sud non superano il 50% e scendono al 40% in Sicilia, Calabria e Campania. Stesso tonfo in matematica: in seconda elementare il 70% degli studenti raggiunge la sufficienza; in quinta superiore la percentuale si riduce al 50%. In Campania, Calabria e Sicilia la media scende al 40% e in Sardegna addirittura al 30%. In queste regioni meridionali la metà degli studenti degli istituti tecnici non passa il test di matematica.
 
Il rendimento scolastico dipende dalla famiglia di origine, dal titolo di studio dei genitori, dalla regione di residenza, dal tipo di scuola frequentata, dalla sezione cui si è assegnati, dalla distanza geografica tra casa e scuola. Ma dipende anche dagli investimenti. Sotto la voce “Istruzione” i 6.565 comuni italiani ricevono 4,1 miliardi. Ma per ogni studente di età compresa tra i 3 e i 14 anni a Milano si investono 1.446 euro, a Roma 1.290, a Napoli 811. A Reggio Emilia 1.139, a Reggio Calabria 674. Ognuno dei 12.986 bambini residenti a Monza dispone di 1.082 euro; ognuno dei 12.245 coetanei di Salerno deve accontentarsi di 771 euro. Da queste cifre dipendono servizi fondamentali come la mensa scolastica, i trasporti, il prolungamento dell’orario giornaliero e le vacanze. E da questi servizi, a sua volta, dipende almeno parte del rendimento. Quando, tra dieci anni, gli attuali quattordicenni si affacceranno al mercato del lavoro, queste cifre graveranno fatalmente sul loro piazzamento professionale e sull’efficienza globale del Paese.
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