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La spinta di Draghi verso la pace

Ma bisogna capire se in Usa prevarrÓ la linea oltranzista o quella possibilista

Rocco Cangelosi 13/05/2022

La spinta di Draghi verso la pace La spinta di Draghi verso la pace La via della pace è ancora lunga e complicata, ma si comincia a parlarne. Draghi ha cercato di fare la sua parte e di rappresentare a Biden le possibili via di uscita, partendo dall'assunto che non c' è  più  un Davide e un Golia, ma una situazione di relativa parità. La pace non si può imporre. Deve essere l'Ucraina a dire quale pace ritiene soddisfacente e quali concessioni è  disposta a fare. Finora le posizioni tendono a divergere sempre di più. Mosca sembra non avere più  chiari quali obbiettivi perseguire una volta fallito il piano iniziale di invasione dell'Ucraina con un “regime change". Kiev, da parte sua, dichiara come precondizione per  un negoziato il ritiro delle truppe russe riportandole alla situazione del 24 febbraio e che comunque non rinuncerà alla sua sovranità  su ogni parte del territorio ucraino. In questo contesto, la posizione americana si dibatte tra la tesi oltranzista di una guerra di logoramento della Russia,  nel quadro di una nuova guerra fredda, e quella più  possibilista della ricerca di un compromesso per la tregua.
 
Draghi ha cercato di trovare una posizione mediana, da una parte assicurando il sostegno all'Ucraina anche con l'invio di armi e dall'altra auspicando uno sforzo diplomatico adeguato per la ripresa delle trattative, lasciando chiaramente intendere che l'impasse nei negoziati potrebbe essere superata solo da un contatto diretto Biden-Putin. La posizione del premier italiano rappresenta anche quella di Scholz e di Macron: non rompere definitivamente con la Russia, aprire un negoziato globale sui problemi della sicurezza, evitare posizioni che potrebbero ritorcersi contro l'Occidente  quali  il boicottaggio delle assisi internazionali come il G20 dove partecipa la Russia. Macron, d'altra parte, cerca una sponda nella Cina per ammorbidire le posizioni di Putin e fermare un conflitto che nuoce si agli europei ma anche ai commerci della Cina e alla sua Via della seta. La divergenza che si sta delineando tra le due rive dell'Atlantico potrebbe essere destinata ad accrescersi se a Washington dovesse prevalere la linea più  oltranzista che Regno Unito, Polonia e Paesi baltici sembrano prediligere.
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