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Lo “statu nascenti” di Giorgia

Fratelli d'Italia e la parabola del potere

Giuseppe Roma 06/05/2022

Lo “statu nascenti” di Giorgia  Lo “statu nascenti” di Giorgia Da quando non c’è più la Democrazia cristiana i partiti politici dominanti sono soggetti a una rapida espansione e a un altrettanto rapido successivo declino. La Dc come primo partito italiano è durata quasi mezzo secolo. Il berlusconismo più o meno un ventennio, ma ha dovuto pagare dazio due volte cedendo il potere allo schieramento avversario. Negli anni più recenti, il tumultuoso e repentino successo dei Cinquestelle e della Lega registrano una possibile altrettanto rapida caduta di consenso: siamo all’incirca a poco più della durata di una legislatura. Ora arriva il turno del partito guidato da Giorgia Meloni, cui viene riconosciuta abilità politica e capacità di movimento nell’attuale complicato quadro nazionale e internazionale. I preparativi per le prossime elezioni sono iniziati con una conferenza programmatica che ha mescolato il dibattito sui contenuti con la presenza di personaggi potenzialmente spendibili al governo, da Pera, a Nordio a Tremonti.
 
La carica aggregante di un movimento in espansione è nota. Il sociologo Francesco Alberoni lo definì “statu nascenti” ossia quella tensione per raggiungere un risultato che produce nelle persone particolare energia, lucidità e vigore. Quello che nella vita capita con l’innamoramento. E sembra proprio che anche a Fratelli d’Italia si stiano avvicinando in parecchi, attratti dal possibile successo elettorale. Come detto, non è la prima volta che succede in Italia e ormai è un fenomeno presente in tutta Europa. Dobbiamo chiederci se anche in questo caso all’andamento ascendente seguirà uno discendente, e in quanto tempo. Se i democristiani pensavano che “il potere logora chi non c’è l’ha”, gli attuali politici sembrano proprio essere vittime della gestione del potere. Bravi nell’inseguire il successo, non sanno poi come gestirlo opportunamente. In questo il Pd, figlio di lunghe passate tradizioni partitiche, sembra reggere meglio, ma nella staticità, senza andare né avanti né indietro. Oggi quindi c’è il rischio che i partiti passino repentinamente, mentre al Paese servirebbe molto che chi conquista il consenso sia poi in grado di gestire correttamente la cosa pubblica, almeno per una legislatura.
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