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Trattato del Quirinale: che cosa cambia per l'Ue

Ma adesso occorrerà un accordo anche con la Germania

Riccardo Perissich 29/11/2021

Sergio Mattarella e Emmanuel Macron a Roma Sergio Mattarella e Emmanuel Macron a Roma Gli accordi a due o più Stati membri nel contesto dell'Unione Europea, quale che sia la loro forma giuridica, possono avere due funzioni a parte quella di regolare questioni bilaterali. La prima è di consolidare il consenso fra paesi che ritengono di avere forti interessi comuni, ma ritengono di non essere sufficientemente ascoltati e vogliono aumentare il loro peso. Il caso tipico è Visegrad. La seconda invece è stabilire meccanismi o obiettivi che permettono di diminuire divergenze che pesano nella rispettiva partecipazione all'Ue. L'esempio ovvio è il trattato franco-tedesco dell'Eliseo concluso nel 1963 e poi rinnovato recentemente con il trattato di Aquisgrana. Lo si può in un certo senso considerare uno degli atti fondatori dell'Ue perché sancì la riconciliazione fra due paesi la cui rivalità di lunga data era stata la causa principale di due guerre mondiali. Non era il solo scopo.
 
Il trattato include anche un vigoroso sforzo di consultazione e coordinamento reso necessario non dalle convergenze fra Parigi e Berlino, ma dalle loro distanze. Dalla concezione dello Stato, all'economia, alla visione del mondo ereditata dalla storia, è difficile immaginare due paesi che partivano da posizioni più distanti. Un costante lavoro volontarista di dialogo, di avvicinamento delle posizioni e di ricerca del compromesso ha permesso, non sempre ma spesso, di raggiungere un grado di consenso che ha poi permesso all'Ue di progredire e arrivare dove è ora. Un altro beneficio del costante dialogo è stato che ha in parte permesso di compensare le asimmetrie fra i due paesi; che inizialmente favorivano la Francia e ora la Germania.
 
Il Trattato del Quirinale appartiene senz'altro alla seconda categoria, anche se contiene elementi che possono far pensare alla prima. Non sono però i più importanti. Per esempio per constatare e valorizzare la convergenza sulla imminente riforma del patto di stabilità, non c'era bisogno di un trattato. La storia delle relazioni franco-italiane non conosce le guerre e i massacri intervenuti sulle due rive del Reno. La trappola è invece la diffusa convinzione che "le cugine latine" si conoscono, si amano, si capiscono facilmente e vanno naturalmente d'accordo. Si tratta di un pregiudizio vivo soprattutto a Parigi e spiega perché troppo spesso i francesi diano l'Italia per scontata. La relazione, fondamentalmente amichevole, è però zeppa di complessi reciproci, malintesi e sospetti. Basti pensare alla Libia, all'immigrazione, o all'emozione suscitata da certe acquisizioni industriali. Il senso vero del trattato è quindi quello di diminuire queste divergenze e facilitare il consenso. Da questo punto di vista, i negoziatori hanno fatto un buon lavoro nell'individuare i punti critici. Per esempio l'Africa, ma anche il controllo delle frontiere comuni che riguarda un tema delicato come l'immigrazione.
 
Pochi hanno inoltre notato che il testo inserisce l'autonomo sforzo europeo nella difesa nel contesto di un "pilastro europeo della Nato"; certamente un punto ottenuto dai negoziatori italiani che consacra il nostro atlantismo. Perché il trattato funzioni, contribuisca effettivamente ad avvicinare le posizioni e quindi aiuti l'Ue a progredire, sarà però necessario che l'impegno delle consultazioni sia effettivamente onorato. Come dimostra l'esempio franco-tedesco, non basteranno incontri politici, anche frequenti. L'abitudine a "lavorare insieme" dovrà essere estesa alle amministrazioni, comprese quelle tradizionalmente refrattarie come le polizie, ma anche alla società civile: imprese, sindacati, sistema scolastico e universitario. Infine, ora che al lato franco-tedesco si è aggiunto un elemento franco-italiano, bisognerà chiudere il triangolo e costruire il lato italo-tedesco. Scopriremo che, mentre con la Francia rischiamo spesso di sottovalutare le divergenze, con la Germania abbiamo invece più convergenze di quanto pensiamo. Sarà un esercizio interessante.
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