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Scocca l'ora di Giorgetti

Dovrà decidere se dare battaglia per cambiare la linea della Lega

Paolo Mazzanti 19/10/2021

Scocca l'ora di Giorgetti Scocca l'ora di Giorgetti Adesso Giancarlo Giorgetti, da Cazzago Brebbio (Varese), 54 anni, ministro dello Sviluppo economico e numero due della Lega, deve decidere se lanciare la sfida per diventare un “numero uno”. Dopo l’intervista preelettorale alla Stampa in cui aveva suonato l’altolà a Salvini e aveva criticato i candidati sindaci del centrodestra, dopo il disastro dei ballottaggi, non può più restare in bilico, un po’ con Salvini e un po’ con Draghi, un po’ con la Le Pen e un po’ con la Merkel (o Scholz). Non potrà più starsene rintanato sulle rive del suo lago o in pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese: dovrà decidere se uscire allo scoperto e aprire il “chiarimento” nella Lega. Intanto tesse anche la sua tela internazionale: andrà cinque giorni negli Usa e poi in Arabia Saudita ed Emirati.
 
Le strade possibili sono definite. E alternative. Confermare l’impostazione sovranista, consolidare l’alleanza con la Meloni, confermare il maggioritario, mandare Draghi al Quirinale e cercare di anticipare le elezioni alle quali presentarsi col simbolo attuale “Lega per Salvini premier”. Oppure rinnegare il sovranismo, rinsaldare i rapporti con Forza Italia con cui realizzare la famosa Federazione, veleggiare verso l’ingresso nel Partito popolare europeo, non mandare Draghi al Quirinale ma tenerlo a Palazzo Chigi fino al 2023, battersi per una riforma elettorale proporzionale (magari con sbarramento al 5%), tornare al simbolo senza nomi e dopo le elezioni confermare l’attuale maggioranza, con un nuovo governo di SuperMario per completare il Pnrr. Questa prospettiva sarebbe la più gradita alle imprese del Nord di cui Giorgetti è espressione. Ma per lui, di carattere schivo e riservato, alieno alla ribalta e alle polemiche, non sarà una scelta facile, anche se potrebbe portarlo a Palazzo Chigi, magari all’inizio come vicepremier di Draghi e poi chissà. In caso contrario, secondo i bene informati, avrebbe già una via d’uscita: la presidenza, nel 2022, della Regione Lombardia. Sempre che il centrodestra riesca a vincere.
 
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