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Consiglio ai neo sindaci: affilate l'accetta

Scegliere Assessori competenti e migliorare la burocrazia

Riccardo Illy 19/10/2021

Consiglio ai neo sindaci: affilate l'accetta Consiglio ai neo sindaci: affilate l'accetta Domenica e lunedì mattina si è votato per il ballottaggio in 65 Comuni; a prescindere da chi ha vinto, tutti gli eletti si troveranno ora nella scomoda situazione di dover trasformare in fatti le promesse elettorali. Con molte aspettative dei cittadini (ricordo con tenerezza la lettera di una bambina che mi scrisse perché aveva perso un dentino), poche risorse e poteri. Perché la ottima riforma del 1993, che introdusse l’elezione diretta dei Sindaci, è stata nel tempo “smontata” togliendo loro poteri e la principale entrata, rappresentata dalle imposte sugli immobili. Forse a breve saranno restituite quelle rimaste, con eccezione di quella principale (quella sulla prima casa) che in Italia, unico paese occidentale, non si applica. Ed è sostituita da trasferimenti dello Stato; che risparmia dove può (soprattutto sulla pelle degli altri enti) ed è imprevedibile. Scriveva Peter Drucker nei suoi libri che lo scopo di ogni organizzazione (pubblica o privata, con o senza scopo di lucro) è soddisfare le necessità dei suoi utenti (cittadini o clienti che siano). Per farlo i manager (professione che Drucker per primo teorizzò) utilizzano risorse umane, finanziarie, conoscitive e materiali. Un Comune è come una conglomerata di enti pubblici che erogano un gran numero di servizi; da quelli anagrafici a quelli sociali, dalla pulizia delle strade alla gestione dei cimiteri.
 
La prima cosa che un Sindaco neo-eletto dovrebbe a fare è verificare la disponibilità di queste risorse; in particolare le prime due ma anche la terza non va trascurata. Con le risorse conoscitive si può innovare, aumentando così efficacia ed efficienza del Comune. Probabilmente scoprirà che a bilancio ci sono poste da recuperare o importi da incassare (ad esempio di imposte evase o non sollecitate) che potranno aumentare le disponibilità per investimenti e spese. Guardando alle risorse umane scoprirà probabilmente che, pur essendoci manager e quadri (posizioni organizzative in burocratese) capaci, sono anni che non si fanno concorsi (quindi ci sono carenze e precari) e che non vengono riorganizzate. Per il semplice motivo che queste due attività costano molte energie e producono risultati nel tempo; soprattutto dopo la scadenza del mandato amministrativo. Inoltre, per attuare la politica più diffusa, quella “degli annunci”, non servono; inutile quindi perder tempo per queste attività… Ma se il neo-eletto vuole lasciare con il suo mandato un segno, se vuole effettivamente attuare il suo programma, avrà bisogno di una “squadra” di Assessori competente e determinata e di una struttura amministrativa ben organizzata. Gli Assessori andrebbero scelti per la loro competenza e non per l’appartenenza (a un partito o movimento) e non dovrebbero far parte del Consiglio comunale; questo deve dare l’indirizzo ed esercitare il controllo, la Giunta deve governare, cioè eseguire. Far parte dei due consessi significa essere in permanente conflitto di interessi. Per quanto riguarda invece la struttura organizzativa se, come probabile, risulterà inadeguata andrà modificata. Magari con il supporto di consulenti esterni, nel caso le competenze organizzative non siano detenute da Sindaco o Assessori. Andranno poi organizzati i concorsi per dotare l’Ente di risorse umane capaci e stabili. Andrà infine organizzato un programma di formazione (parola spesso sconosciuta negli Enti Locali) interna per aggiornare le conoscenze e competenze del personale esistente e per acquisirne di nuove. Tutto ciò va fatto subito; perché anche queste attività sono soggette alle miriadi di norme che rallentano l’azione della Pubblica Amministrazione e ci vorrà quindi del tempo per avere una struttura amministrativa (pianta organica in burocratese) rinnovata e motivata. D’altra parte, come diceva Abramo Lincoln, avendo otto ore per tagliare un albero è meglio impiegarne sei per affilare l’accetta. Pensare di “lasciare il segno” in un Comune con l’accetta senza filo è velleitario; meglio impiegare il primo (almeno…) dei cinque anni del mandato per “affilare” l’organizzazione e dedicarsi nei quattro successivi ad attuare il proprio programma.
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