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Calenda e il sogno del centro riformista

Come mettere insieme i partitini dell'area centrista

Paolo Mazzanti 12/10/2021

Calenda e il sogno del centro riformista Calenda e il sogno del centro riformista Calenda ha mancato il ballottaggio, non diventerà sindaco di Roma e dunque incassa un’amara delusione dopo un anno di campagna elettorale pancia a terra. Ma può consolarsi: ha superato di un soffio la Raggi e la sua lista è la prima di Roma, anche perché le liste civiche di Michetti e Gualtieri hanno ridotto i risultati di Pd e FdI. Un risultato di tutto rispetto che ora, sfumato il sogno del Campidoglio, deve essere investito sul tavolo della politica nazionale nella costruzione non facile del Centro riformista. Intanto Calenda ha detto che al ballottaggio voterà Gualtieri a cui si sente più affine: e con ciò avvia la ricucitura con Letta.
 
Il primo problema per la costruzione del Centro è che le amministrative rilanciano lo schema bipolare e il Centro è spaccato: metà (Berlusconi, Lupi, Cesa, Toti e Brugnaro) nel centrodestra, metà (lo stesso Calenda, Renzi e Bonino) nel centrosinistra, almeno per ora. Il secondo problema è che il Centro ha molti aspiranti generali e pochi soldati e non sarà facile incoronare un leader accettato da tutti. Certo, col risultato romano Calenda potrebbe legittimamente proporsi come “federatore” del Centro: infatti ha già rivolto un appello al Pd perché abbandoni i grillini al loro destino e a Forza Italia e agli altri moderati di centrodestra perché si stacchino dai sovranisti di Lega e Fratelli d’Italia. Ma Calenda ha un problemino: il suo carattere fumantino non lo dispone alle trattative, alla mediazione e al compromesso. Ma forse in questo caso la posta in palio vale il sacrificio di mordersi ogni tanto la lingua.
 
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