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Addio Raggi e Appendino, falene del potere

Le due sindache grilline inghiottite dalla frana dei M5S

Giancarlo Santalmassi 07/10/2021

Addio Raggi e Appendino, falene del potere Addio Raggi e Appendino, falene del potere Virginia Raggi e Chiara Appendino sono state inghiottite dalla frana che ha travolto il Movimemto 5stelle. Almeno in queste amministrative. Alle prossime politiche la percentuale che hanno avuto nel 2018 credo il Movimento se la sognerà. Una classe dirigente e competente non si inventa dal nulla (uno che è andato per la maggiore fu un certo Toninelli subito ribattezzato Toninulla). Forse la Appendino (Bocconiana), sindaco di una città bellissima e pulita, in cui l’unico incidente furono i disordini avvenuti in una piazza per festeggiare una vittoria della Juventus che costò un morto, è stata più intelligente della Raggi: non si è ripresentata. Deve aver fatto tesoro di quello che le disse Piero Fassino, che come sindaco di Torino fu stimato da tutti: “Cara, si accorgerà presto di che vuol dire stare su quella sedia”. Un Fassino che aveva incassato signorilmente quello che gli aveva detto una elettrice: “Lei ha amministrato benissimo ma non avrà il mio voto: ho voglia di cambiamento”.
 
Raggi (proveniente dallo studio dell’avvocato Previti), a Roma ha beneficiato dei quattro anni in cui sembrava ci fosse Mafia Capitale che mafia non era ma corruzione incontrollata (dice nulla il nome di Alemanno?): era chiaro che non sarebbe stato eletto nessuno del PD.  Roma, bellissima di suo, museo a cielo aperto, annegata tra cinghiali, invasa dalla ‘monnezza’ e ristretta da recinti di plastica rossa in strade importantissime o chiuse o dimezzate. In compenso, il no alla candidatura alle Olimpiadi (privandosi di una eventualità positiva: non è detto che ce l’avrebbero assegnate) lo voleva riequilibrare costruendo una funivia. Un record comunque Virginia l’ha raggiunto: è il primo sindaco uscente che non va al ballottaggio, essendo arrivata quarta. Ma forse era inevitabile dopo i no Tav e i no Tap. L’esultanza dei grillini la sera dell’approvazione del reddito di cittadinanza dal balcone di palazzo Chigi, “abbiamo abolito la povertà”, si commenta da sé. Insomma, tra il promettere e fare c’è di mezzo il mare. Un mare largo e profondo. In cui sono annegate Raggi e Appendino, come due falene bruciatesi al calore del potere.
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