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Il centrosinistra sbanca le grandi città

E nel centrodestra si aprirà la resa dei conti

Paolo Mazzanti 04/10/2021

Il centrosinistra sbanca le grandi città Il centrosinistra sbanca le grandi città Con tre candidati verso l’elezione al primo turno e due proiettati in pole position ai ballottaggi, secondo le proiezioni il centrosinistra sembra sbancare il tavolo nelle cinque maggiori città al voto. Sala a Milano, Lepore a Bologna e Manfredi a Napoli dovrebbero farcela già stasera, stracciando i competitor di centrodestra Bernardo, Battistini e Maresca. Gualtieri a Roma e Lo Russo a Torino dovrebbero andare al ballottaggio contro Michetti e Damilano con buone probabilità di vittoria, perché potranno pescare nell’elettorato grillino (e a Roma in quello di Calenda), mentre i loro avversari sembrano aver fatto il pieno del loro elettorato. Il centrodestra si deve contentare delle probabili conferme in Calabria e a Trieste e ha molti conti da regolare al proprio interno. Nella Lega si impone un chiarimento tra la Lega nazionalmovimentista di Salvini e quella nordista e governista di Giorgetti, Zaia, Fontana e Fedriga. Meloni dovrà valutare quanto la stanno danneggiando gli obliqui rapporti con la destra neofascista, mentre Berlusconi ha già detto che occorrerà modificare il metodo di scelta dei futuri candidati.
 
Il Pd raccoglie un innegabile successo e Letta, in vantaggio a Siena, dovrebbe entrare in Parlamento, da cui potrà pilotare le trattative per la scelta del nuovo Capo dello Stato. Il M5S subisce una prevedibile sconfitta, ma Conte può consolarsi con i risultati di Napoli e Bologna dove era alleato del Pd: i successi di Manfredi e Lepore sono una spinta al suo disegno di alleanza “strategica” coi piddini in un centrosinistra allargato. Resta da capire come il risultato influirà sugli equilibri di governo: la sconfitta del centrodestra dovrebbe rafforzare Draghi, ma il successo del centrosinistra e dell’alleanza Pd-M5S potrebbe indurre Letta e Conte a prendere in considerazione le elezioni anticipate in primavera, dopo l’elezione del Quirinale. Infine, il mezzo successo di Calenda, che raggiunge il 18-20%, ma non riesce ad andare al ballottaggio, dovrebbe suggerire di accelerare comunque la costituzione di quella Federazione di Centro che sembra l’araba fenice della politica italiana.
 
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