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Gli equivoci sul nucleare

Le polemiche sul futuro rischiano di indebolire le azioni immediate

Pia Saraceno 09/09/2021

Gli equivoci sul nucleare Gli equivoci sul nucleare Il Ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani ha aperto un dibattito surreale sul nucleare. Parlando di tecnologie, promettenti per far fronte ai fabbisogni energetici dopo il 2050 e comunque non prima di almeno un decennio, il Ministro ha dato fiato a chi vorrebbe rinviare le decisioni importanti ed urgenti per contenere i danni che i nostri sistemi energetici continueranno a produrre per i prossimi 20-30 anni. L'approccio ideologico favorito anche dalle parole del Ministro ha alimentato la disinformazione invece di valorizzare i benefici della ricerca in corso per superare la dipendenza dalle fonti fossili. La discussione scatenatasi tra i politici ed amministratori ed ex amministratori di aziende energetiche è apparsa come una nuova occasione per distrarsi dall’obiettivo, che rappresenta uno dei mandati del governo, prioritario ed impegnativo del prossimo decennio: ridurre le emissioni senza penalizzare la crescita.
 
In molti dei suoi interventi, Cingolani ha insistito sulle potenzialità del nucleare nel lungo termine, affiancandola a considerazioni ed ammonimenti sui costi della transizione nel medio termine. Poca o nessuna evidenza è stata data invece ai costi (di un ordine di grandezza più elevati) generati dall’attuale sistema produttivo per i danni fisici e sociali delle emergenze climatiche. La valutazione dei costi della transizione parte da presupposti molto discutibili e modelli con impostazioni poco adeguate. Secondo le parole di Nordhaus (premio Nobel per l’economia) “I metodi usati nella contabilità nazionale non sanno catturare gli effetti delle cosiddette esternalità non di mercato, come le emissioni di Co2” Una diversa contabilità farebbe emergere come le politiche climatiche di fatto sono “pro growth”. L’opportunità di fare della transizione energetica con le tecnologie esistenti e la ricerca su nuove tecnologie (anche nel nucleare) il motore dello sviluppo sarà tanto minore quanto più sarà dato spazio agli scettici che attendono la tecnologia risolutiva, dando credito al fatto che costa troppo trasformare da subito il sistema produttivo di energia e dei sei settori energy intensive.
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