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Giustizia, il bastone e la carota di Draghi

Verifichiamo di quanto riusciremo a velocizzare i processi

Paolo Mazzanti 23/07/2021

Giustizia, il bastone e la carota di Draghi Giustizia, il bastone e la carota di Draghi Mentre la ministra Cartabia ricordava che la riforma della giustizia è già il frutto di una mediazione, visto che è stata approvata all’unanimità in Consiglio dei ministri, i parlamentari l’hanno alluvionata con oltre 1600 emendamenti, di cui più di 900 di grillini. Cosi Draghi, dopo aver dichiarato con nettezza che il governo non vuole “soglie d’impunità”, ma solo processi più veloci come ci chiede la Ue, ha impugnato il bastone e la carota: ha chiesto la fiducia sul testo uscito dal CdM, ma ha aperto alla mediazione, visto che il testo non arriva in aula oggi, ma venerdì prossimo 30 luglio: 6 giorni per trovare una quadra condivisa, prima che scatti la tagliola della fiducia.
 
La riforma Cartabia, che mantiene lo stop alla prescrizione dopo il primo grado, ma fissa la decadenza del processo (la famosa “improcedibilità”) dopo 2 o 3 anni (a seconda dei reati) del giudizio d’Appello e dopo 12 o 18 mesi di quello in Cassazione, scontenta soprattutto i “giustizialisti”, ma anche molti magistrati come il procuratore antimafia Cafiero De Raho e il procuratore anti ‘ndrangheta Gratteri, che temono l’estinzione di molti processi e addirittura un effetto “criminogeno”, perché la prospettiva dell’improcedibilità potrebbe addirittura indurre a delinquere di più. Anche se la Cartabia ha precisato che per i reati che prevedono l’ergastolo, l’improcedibilità non scatta.
 
Ammettiamo pure che i giustizialisti, a partire dai grillini, tirino l’acqua al loro mulino, ma come trascurare gli allarmi di Cafiero De Raho e Gratteri, che sono in trincea contro la criminalità organizzata? Un altro noto magistrato, Armando Spataro, oggi in pensione, non sottovaluta i rischi, ma neppure le misure introdotte per velocizzare i processi, dall’assunzione di 20 mila magistrati e cancellieri, alla depenalizzazione di reati minori, alla digitalizzazione, fino alle misure per evitare le manovre dilatorie delle difese. Il problema è che non sappiamo se queste misure di velocizzazione funzioneranno, e quanto. E allora perché, come suggerito da Innocenzo Cipolletta su InPiù, non prevedere un periodo di sperimentazione: prima vediamo di quanto riusciamo a velocizzare i processi e poi definiamo i termini per l’improcedibilità, al fine di evitare i processi infiniti. Forse un po’ di pragmatismo può risolvere molte impuntature ideologiche tra giustizialisti e garantisti.
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