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Le conseguenze dello scontro Salvini-Meloni

I primi effetti sulle amministrative, poi su Quirinale e alleanze

Paolo Mazzanti 19/07/2021

Giorgia Meloni. Sullo sfondo Matteo Salvini Giorgia Meloni. Sullo sfondo Matteo Salvini La prima conseguenza del durissimo scontro esploso nel centrodestra sulla Rai, dove l'intesa Lega-Fi ha fatto fuori il consigliere di FdI, è stata la mancata presenza della Meloni alla presentazione del candidato sindaco del centrodestra a Milano, il pediatra Bernardo, scelto da Salvini. E' stata un'assenza simbolica, priva di effetti pratici. Per ora. Ma non è escluso che adesso il centrodestra non riesca a trovare l'accordo sui candidati sindaci non ancora individuati, a Bologna, Salerno e Latina. Poi potrebbe tornare in discussione il candidato calabrese Occhiuto (Fi) perché la Meloni potrebbe cercare di imporre la sua candidata Wanda Ferro. E poi potrebbe accadere che i candidati già scelti non vengano sostenuti e votati dai partiti in conflitto. A Milano, Bernardo potrebbe non essere votato dai fratellini d'Italia e per ritorsione i leghisti e i forzitalioti potrebbero non votare a Roma Michetti, scelto dalla Meloni. Se poi Lega e Fi votassero Calenda, su cui già convergono Renzi e Bonino, ecco che lo scontro nel centrodestra potrebbe porre le premesse per il sovvertimento delle alleanze nazionali.
 
In cambio del voto per Calenda, Renzi potrebbe infatti decidere di sostenere al collegio della Camera di Siena-Arezzo, lasciato libero da Padoan, non Letta, che ha deciso di candidarsi, ma il "civico" scelto da Salvini Tommaso Marzocchesi Marzi, imprenditore vinicolo molto noto in zona. Ciò consoliderebbe l'intesa Salvini-Renzi anche in vista della scelta del nuovo Capo dello Stato in febbraio (in pole position potrebbe esserci Casini) e delle elezioni politiche del 2023. Insomma, l'alternativa alla destra-centro dove secondo i sondaggi la Meloni contende la leadership a Salvini, potrebbe essere un nuovo centro-destra Lega-Fi-Iv-Azione, molto meno sovranista e molto più europeista, che potrebbe anche riproporre Draghi a Palazzo Chigi dopo il 2023 per proseguire il lavoro sul Pnrr. Salvini ci sta sicuramente pensando e forse non sarebbe un male per il Paese.
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