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Letta e la scelta del maggioritario

Gli incontri "pastorali" del segretario del Pd

Riccardo Illy 02/04/2021

Enrico Letta Enrico Letta Nei suoi incontri "pastorali" di inizio mandato il segretario del Pd Enrico Letta ha incontrato anche Antonio Tajani. A rafforzare lo spirito bipartisan che caratterizza la politica in questo periodo, Letta e Tajani si sono trovati in accordo nel ritenere urgente una riforma della legge elettorale e nel preferire il sistema maggioritario. E' certamente il sistema che privilegia la governabilità, oggi necessaria, rispetto a quello proporzionale che favorisce invece la rappresentatività e, conseguentemente, la frammentazione partitica. Alcuni osservatori si sono meravigliati per la posizione di Letta in quanto alla luce dei recenti sondaggi, che pur stanno premiando il Pd dopo la nomina del nuovo segretario, vedrebbero vincente il centrodestra soprattutto col metodo maggioritario.
 
La posizione di Enrico Letta è invece apprezzabile: un partito non può sostenere un sistema elettorale in funzione dei suoi interessi elettorali di breve termine, bensì quello più utile al paese nel medio-lungo termine. Se al posto del Rosatellum avessimo votato con un sistema maggioritario, avrebbe probabilmente vinto il M5S ma, a seguito della sua incapacità di governare dimostrate in svariate situazioni (delle quali il Comune di Roma è quella più emblematica) verosimilmente oggi nei sondaggi manifesterebbe una preferenza ben più contenuta. Con probabile esito diverso delle successive elezioni, che forse sarebbero state addirittura anticipate. Va inoltre rilevato che con un sistema maggioritario ma a doppio turno (alla francese) le chances del Pd, coalizzato con M5S e altre forze di centro-sinistra, sarebbero più consistenti di quelle suggerite dai sondaggi. Curiosa infine la posizione del politologo Angelo Panebianco, da sempre a favore di maggioritario e doppio turno: ha sostenuto in un recente articolo che il proporzionale sarebbe il minore dei mali in quanto l'unico a consentire la sopravvivenza degli sparuti liberali rimasti.
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