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C'Ŕ il mare tra la Meloni e la destra liberale

La leader di Fratelli d'Italia vorrebbe occupare lo spazio dei conservatori

Piero Ignazi 01/04/2021

C'Ŕ il mare tra la Meloni e la destra liberale C'Ŕ il mare tra la Meloni e la destra liberale Nell’ennesima lettera di Giorgia Meloni al Corriere, ormai assunto a suo house organ, la leader di Fratelli d’Italia si presenta con un manto di agnello. Come in 1984 dove il vero è falso e il falso è vero, si candida a rappresentare una destra conservatrice e liberale. Tutto è possibile, ma per approdare a questi lidi Meloni e il suo partito devono attraversare un mare molto grande. Fdi è stato fondato dalla giovane ex-dirigente del Fronte della Gioventù missino raccogliendo le anime sparse e sperdute di quella tradizione. Il fallimento clamoroso del tentativo finiano prima di trasformare An in un partito conservatore europeo e poi di inverarlo in Futuro e Libertà, che naufragò subito dopo la sconfitta nello scontro con Berlusconi nel 2010, aveva lasciato un campo di macerie. La caduta rovinosa di Fini dimostrò come non ci fosse spazio per una destra conservatrice, marginalizzata dall’estremismo anti-sistemico della Lega e dal populismo illiberale di Forza Italia. (Solo chi continua a confondere il “liberi tutti e fate quello che vi pare” con il liberalismo può dare patenti di liberalismo al berlusconismo, come se qualsiasi opposizione in doppiopetto alla sinistra equivalga ad essere liberali…).
 
Comunque, se nemmeno in FI, a parte qualche rara avis che non capisce dove si trova, c’è audience per un liberal-conservatorismo di stampo europeo, figurarsi dalle parti della Meloni. Una recente inchiesta di Ilvo Diamanti, che ha avuto peraltro poca eco, ha segnalato i leader stranieri di maggior gradimento tra gli italiani. Ebbene, trovare il “killer Putin” al primo posto tra i preferiti dai sostenitori di Lega e FdI, e al secondo tra gli elettori di FI, dice più di ogni altra informazione su quali messaggi vengono recepiti dall’elettorato di destra: emulazione e/o ammirazione per figure autoritarie e anti-occidentali.  FdI nei sondaggi è sugli scudi per le contraddizioni della Lega, entrata in un governo dal quale uscirà con le ossa rotte perché non potrà soddisfare il proprio elettorato, e all’esaurimento di FI la cui voce flautata in armonia con l’establishment non può che scontentare una constituency da sempre nutrita dalle intemerate del Giornale e di Libero. Che può offrire di diverso FdI? Non un profilo liberal-conservatore, per il quale bisognerebbe passare molte acque di Fiuggi; e nemmeno una versione ruspante della declinante FI, perché manca l’appeal e la capacità mimetica del fondatore. Rimane, forse, l’accentuazione di una destra statalista e nazionalista che, chiusa la parabola di An, non aveva più trovato alloggio. Quanto spazio (e quanta plausibilità) abbia questa prospettiva è difficile dirlo: troppe le variabili in campo da valutare, tra un Conte leader del M5s e un futuribile, eventuale centro moderato draghiano.
 
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