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Che fare delle Regioni?

I partiti elaborino per le elezioni un programma di riordino dei poteri locali

Paolo Mazzanti 01/04/2021

 Che fare delle Regioni? Che fare delle Regioni? Gli arresti in Sicilia per i trucchi sui dati dei contagi; l’inchiesta di Brescia sui primi mesi di pandemia in Lombardia, le pubbliche scuse della vicepresidente Moratti sui ritardi della campagna vaccinale e le nuove inchieste sul presidente Fontana; gli esposti in Toscana di anziani fragili ancora in attesa dei vaccini; lo scandalo delle assunzioni pilotate di una ventina di politici al consiglio regionale del Lazio. Sta sprofondando il vecchio mito del “federalismo italiano” e ora molti si chiedono che fare delle Regioni e della loro autonomia sanitaria. Anche su altri beni pubblici le Regioni hanno lasciato a desiderare, per esempio sul potenziamento del trasporto locale, per cui il governo aveva stanziato 300 milioni. Ricentralizzare la Sanità? Ma senza la Sanità, che vale l’80% dei loro bilanci, che senso avrebbe tenere le Regioni? Quindi meglio abolirle del tutto e puntare di nuovo sulle Province e magari sui Prefetti, che la Lega voleva abolire?
 
E sarebbe possibile in questo caso superare la “lobby” dei 21 presidenti, 250 assessori e mille e rotti consiglieri regionali che sono ras locali dei loro partiti e sicuramente venderebbero carissima la pelle? Al di là della pandemia che l’ha esasperato, il problema del riordino dei poteri locali si trascina da anni e non è un punto secondario per la ripresa del Paese. Speriamo almeno che in vista delle elezioni politiche del 2023 (o 2022) i partiti propongano ai cittadini-elettori delle soluzioni razionali e praticabili nei loro programmi elettorali.
 
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