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Letta cambia i capigruppo (pensando al Quirinale)

L'esigenza di avere gruppi parlamentari piu' affidabili in vista dell'elezione del Capo dello Stato

Paolo Mazzanti 31/03/2021

Letta cambia i capigruppo (pensando al Quirinale) Letta cambia i capigruppo (pensando al Quirinale) Il neo segretario del Pd Enrico Letta ha giustificato la richiesta di cambiare con due donne i capigruppo di Camera e Senato (risultato ottenuto, sia pure dopo molti mal di pancia, con l’elezione di Simona Malpezzi al Senato e Debora Serracchiani alla Camera) con l’esigenza di inserire esponenti femminili nel vertice del partito e anche con la necessità di prepararsi all’elezione del nuovo Capo dello Stato, per il quale si comincerà a votare a gennaio: appuntamento cruciale, sia per l’assenza di una maggioranza politica coesa, sia per l’indisponibilità di Mattarella a farsi rieleggere ribadita anche pochi giorni fa. Devono essere ancora vivi nella memoria del Pd i traumi delle ultime elezioni al Quirinale che sono costati il posto ai segretari Bersani e Renzi. Bersani si vide bocciare sia Marini (per l’opposizione esplicita di Renzi) sia Prodi (per la fronda dei famosi 101 parlamentari rimasti senza volto) e lì cominciò il declino della sua segreteria.
 
Due anni più tardi, dopo la riconferma e le dimissioni di Napolitano, Renzi propose Mattarella per ricompattare il Pd, ma ruppe su questa scelta il Patto del Nazareno con Berlusconi, che avrebbe preferito Amato o Casini e che si schierò contro il referendum costituzionale renziano favorendone la sconfitta, cui seguirono le dimissioni di Renzi. Se il Patto del Nazareno avesse retto e Berlusconi avesse appoggiato il referendum, forse Renzi sarebbe ancora segretario del Pd. E’ dunque chiara la preoccupazione di Letta: le trattative per scegliere il capo dello Stato le conduce il segretario, ma i voti che lo eleggono sono quelli dei parlamentari (e dei delegati regionali). Quindi se non c’è piena sintonia tra segretario e gruppi parlamentari possono riprodursi gli scenari che finirono per azzoppare Bersani e Renzi. Un rischio che Letta non vuole correre, anche se forse non basteranno le due capigruppo donna ad “addomesticare“ i parlamentari.
 
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