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Lo strappo di Zingaretti

Si dimette a sorpresa forse per troncare sul nascere le divisioni interne

Paolo Mazzanti 05/03/2021

Lo strappo di Zingaretti Lo strappo di Zingaretti C’è chi ha detto che le dimissioni a sorpresa sono state la sua prima vera scelta politica autonoma. Sinora infatti Zingaretti le decisioni le aveva tutte subite: ha subito il governo giallorosso imposto da Renzi nel settembre 2019, mentre avrebbe voluto le elezioni; ha subito la scissione di Renzi; ha subito la crisi del Conte 2 voluta sempre da Renzi; ha subito la scelta di Draghi quando il Conte 3 è apparso impossibile; e, come beffa finale, ha subito la scelta dei tre ministri piddini maschi (i tre capicorrente Franceschini, Guerini e Orlando) che gli ha rovesciato addosso le polemiche femministe delle donne del partito. E’ vero che ha vinto le regionali, ma quella vittoria di deve soprattutto ai presidenti di Emilia Romagna, Campania, Puglia e Toscana.
 
Adesso invece ha deciso lui all’insaputa di tutti dicendo che “si vergogna” perché nel Pd si parla solo di poltrone, ma non è una mammoletta e ha sufficiente esperienza per sapere che le idee politiche camminano sulle poltrone dei politici. Quindi tutti si chiedono perché si è dimesso. Se per farsi acclamare dall’Assemblea del 13-14 marzo prossimo, come hanno già chiesto i suoi alleati Franceschini e Orlando, e cercare di soffocare nella culla le manovre degli avversari. O se per mollare davvero e dedicarsi ad altro, per esempio alla costruzione di una sua personale alleanza “all’amatriciana“ col M5S laziale, visto che ha fatto entrare in maggioranza i grillini in Regione e lui stesso non ha mai nascosto che gli piacerebbe fare il sindaco di Roma, lasciando magari la presidenza del Lazio alla grillina Lombardi. Quel che è certo è che la sua strategia di segretario Pd è naufragata col governo Draghi. Se Conte fosse rimasto al governo, avrebbe potuto ascendere al Quirinale fra un anno e lasciare Palazzo Chigi a lui per condurre alle elezioni del 2023 l’alleanza Pd-M5S. Ma adesso, con Conte che si prepara a guidare i grillini, e Bonaccini che dialoga addirittura con Salvini, tutto si è complicato. Il Pd ha bisogno di una nuova strategia, con o senza Zingaretti. Non sarà facile costruirla.
 
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