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La fiction del sub-premier Salvini, il tarantolato

Da quando Ŕ entrato al governo il leader della Lega ha moltiplicato l'attivismo

L'Irriverente 04/03/2021

La fiction del sub-premier Salvini, il tarantolato La fiction del sub-premier Salvini, il tarantolato Convoca i “suoi” ministri, sottosegretari e presidenti di Regione come fosse un sub-premier; riceve delegazioni di Stati esteri (ieri San Marino) come fosse il sub-ministro degli Esteri; annuncia la gara d’appalto per i taser (le pistole elettriche) come fosse il sub-ministro degli Interni; progetta la produzione del vaccino russo Sputnik, chiacchiera con Orban e “dialoga con Israele su come collaborare” come fosse il sub-ministro della Salute; propone una”ora di educazione social” alle elementari come fosse il sub-ministro dell’Istruzione. E per non farsi mancare nulla, esulta per la rimozione del commissario Arcuri in nome della discontinuità come fosse ancora il capo dell’opposizione. Chi sperava che con l’entrata al governo della Lega l’attivismo da tarantolato di Salvini si placasse è rimasto deluso.
 
Caricato a molla dalla nuova responsabilità di governo, ha invece moltiplicato gli impegni, gira come una trottola per lo Stivale (ormai neanche i suoi sanno dove sia), si occupa di tutto e occupa col suo ego ipertrofico lo spazio lasciato vuoto da Draghi l’assente e dagli altri leader: Zingaretti impaniato dalle beghe del Pd; Di Maio e Conte impegnati a risolvere il rompicapo della rifondazione grillina; Berlusconi blindato nel suo buen retiro provenzale; Renzi affannato sul rinascimento saudita. Salvini vive in una specie di mondo politico parallelo, dove fa e disfa, propone dispone, incontra e si scontra, dice e disdice, sempre a favore di selfie e dirette facebook. Per darsi un tono istituzionale ha dismesso le felpe a favore di giacchette scure, camice bianche e cravatte per lo più slacciate. Cerca di imporre la sua agenda. Ma è tutta una finzione perché i Dpcm ci sono ancora, i ristoranti non hanno riaperto la sera e la discontinuità, almeno per ora, è nei nomi e non nelle cose. Ma gli italiani amano la fiction e forse si stanno appassionando alla nuova serie “Il governo del Capitano”.
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