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Draghi e i burocrati nell'ombra

I casi Anac e legge fallimentare nel discorso programmatico

Stefano Micossi 22/02/2021

Draghi e i burocrati nell'ombra Draghi e i burocrati nell'ombra Anche i più determinati ed efficienti capi di governo in Italia non riescono a sfuggire all’influenza dei burocrati ministeriali nella stesura del loro intervento programmatico. Cosa può mai saperne il presidente Draghi di legge fallimentare, cosa può mai saperne di Anac, l’autorità anti-corruzione. Eppure, a sorpresa, nel suo intervento alle Camere troviamo una frase per rilanciare il ruolo dell’Anac, che con l’ultimo governo era giustamente finita in frigorifero, essendo diventata uno dei grandi impedimenti alle decisioni, senza chiari benefici nel combattere la corruzione. E troviamo una frase per rilanciare la disastrosa riforma della legge fallimentare, voluta dai magistrati per ristabilire il loro controllo delle procedure, sostenuta a spada tratta dal consigliere legislativo del ministero della giustizia, ma foriera di grandi problemi nel mondo post Covid. Sull’Anac, è presto detto. I funzionari le mandano i contratti e i regolamenti di spesa e aspettano il suo placet per andare avanti. Si tratta di un classico controllo preventivo, dunque formale e procedurale, per definizione incapace di valutare la qualità dei progetti e dei contratti. Ma il placet non arriva, e il funzionario aspetta tranquillo.
 
La questione della riforma fallimentare è un po’ più complessa. Dal 2012 il nostro Paese si era dotato di una normativa moderna e in linea con le raccomandazioni europee, ma Confindustria e Abi si coalizzarono con i giudici per bloccarne il funzionamento, perché per ragioni diverse erano ostili al nuovo sistema che privilegiava la continuità dell’impresa. Inoltre, i magistrati imposero un sistema di allerta che di fatto pubblicizza la crisi d’impresa, affidando a un sistema di indicatori l’avvio delle procedure. Quel sistema non può entrare in vigore perché nel mondo post-Covid getterebbe decine di migliaia di imprese in procedura fallimentare, portandole alla rovina senza speranza. Per questo l’entrata in vigore della riforma è stata sospesa fino a settembre, per consentire di cambiarla. Sono due temi importanti, sui quali purtroppo il nuovo premier è stato sviato dalle burocrazie silenziose che lavorano nell’ombra. È importante che non dia seguito a quegli impegni programmatici.
 
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