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Il governo Draghi e la Costituzione

L'esecutivo tecnico-politico è perfettamente coerente con le regole costituzionali

Paolo Mazzanti 19/02/2021

Il governo Draghi e la Costituzione Il governo Draghi e la Costituzione Ora che il governo ha ottenuto la fiducia, c’è da chiedersi se coloro che considerano Draghi un semi-usurpatore “calato dall’alto” (come la Meloni) o hanno chiesto un “governo politico” (come il M5S) abbiano mai letto la Costituzione o l’abbiano capita. Può sembrare strano, ma il governo Draghi rispecchia perfettamente il dettato costituzionale, più di molti governi precedenti. La Costituzione affida al solo Capo dello Stato la scelta del premier, senza alcun vincolo: non deve essere un parlamentare, ma non deve essere neppure un non parlamentare (come per esempio negli Stati Uniti, dove i parlamentari che diventano ministri debbono dimettersi dal Congresso). La stessa cosa vale per i ministri. L’unico vincolo è che il governo, per poter entrare nella pienezza dei poteri, deve ottenere la fiducia delle Camere. Ciò consente una grande flessibilità nella scelta dell’esecutivo che, va sempre ricordato, secondo i principi liberali è un potere autonomo, distinto dal potere legislativo. Quindi il governo non deve essere né schiavo della maggioranza parlamentare, né deve esserne il padrone.
 
La dialettica governo-parlamento è un elemento fondamentale per la vita democratica e su questo il governo Draghi dovrà prestare particolare attenzione. La Costituzione consente anche le “maggioranze variabili” ma è ovvio che non sarebbe opportuno abusarne, perché ciò aumenterebbe la litigiosità fra i partiti che lo sostengono. Il governo Draghi (come già quello di Monti e Ciampi) ci paiono delle anomalie solo perché la Costituzione materiale è stata sfigurata dalla partitocrazia che si è via via appropriata della democrazia. Ma anche su questo la Costituzione è chiara quando, all’art 49, stabilisce che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Quindi i partiti “concorrono” alla politica nazionale, non ne sono i monopolisti. Altri soggetti possono e debbono “concorrere”: parti sociali, organizzazioni professionali, intellettuali, associazioni di volontariato. Quindi il governo Draghi è più “costituzionale” di altri governi “prigionieri” dei partiti. E non c’è nessun pericolo di golpe, nessun disprezzo per la volontà popolare, nessun odio per le elezioni. Anche qui soccorre la Costituzione: se il parlamento esprime una maggioranza, si vota ogni cinque anni, cioè nel 2023.
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