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Dovere e sacrificio le parole di Draghi

Il discorso sulla fiducia senza sconti per i partiti

Paolo Mazzanti 17/02/2021

Mario Draghi Mario Draghi Non è un caso che tra le prime parole pronunciate da Mario Draghi al Senato ci siano state "dovere" e "sacrificio". Al di là degli impegni operativi su vaccini, scuola, Recovery Plan, ambiente, riforme, fisco e relazioni internazionali, ha colpito l'impronta etica, ai limiti della durezza, del discorso sulla fiducia. Dovere e sacrificio per tutti, a cominciare dal governo. Poi per i partiti, chiamati a sacrificare la propria identità conflittuale, non per fare un passo indietro, ma un passo avanti per il bene del Paese in uno spirito repubblicano, perché "prima delle appartenenze, c'è il dovere della cittadinanza". E oggi la nostra cittadinanza è italiana ed europea. Su questo Draghi è stato chiarissimo: ha ricordato a Salvini che sostenere il governo significa anche "condividere l'irreversibilità dell'euro" e alla Meloni che "non c'è sovranità nella solitudine".
 
Tra applausi e fischi ha ringraziato il predecessore Conte, ma ha ricordato che il dovere del potere è migliorare il Paese, non preoccuparsi di durare rischiando l'immobilismo. Ha citato Cavour e il Papa Francesco della "Laudato sii", persino con un richiamo diretto al Padreterno: "Siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore". E lo sguardo sempre rivolto ai figli e nipoti: "Speriamo che non debbano rimproverarci per il nostro egoismo". Dovere e sacrificio anche nelle conclusioni: il governo basa la sua azione sullo "spirito di sacrificio" di chi ha operato contro la pandemia: per questo oggi "l'unità non è un'opzione, è un dovere guidato dall'amore per l'Italia".
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